Questione "don" Sante Sguotti, Parroco innamorato e padre di un bimbo

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Questione "don" Sante Sguotti, Parroco innamorato e padre di un bimbo

Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:13

LA RIFLESSIONE DI ALBERTO GIANNINO SULLA DELICATA VICENDA
LA SOSPENSIONE A DIVINIS DI DON SANTE SGUOTTI, EX PARROCO DI MONTEROSSO


(28/10/2007) - Sua Eccellenza, Monsignor Antonio Mattiazzo, Vescovo di Padova, venerdi scorso, ha sospeso a divinis, il sacerdote don Sante Sguotti, 41 anni, già Parroco di Monterosso, che aveva dichiarato pubblicamente di essere innamorato di una donna, sua parrocchiana, madre di un bambino. Ora, la Diocesi di Padova, su 1070 preti, ne conta 1069. Ne ha perso uno, a meno che il sacerdote si ravveda, cosi è scritto nel decreto recapitato a don Sante. Il provvedimento canonico significa che l'ex parroco non potrà più celebrare la Santa messa nè esercitare il ministero sacerdotale. Don Sante era già stato rimosso come parroco di Monterosso nei giorni scorsi, ora è arrivato il provvedimento più duro. Anche se il provvedimento inflitto è meno grave della scomunica, e della riduzione allo stato laicale. In sostanza, il vescovo di Padova, ha lasciato a don Sante la porta aperta. Ma egli deve ravvedersi... Ma un sacerdote può innamorarsi e dichiararlo pubblicamente senza creare scandalo, sconcerto e disorientamento tra i fedeli? Questa è la domanda che dobbiamo porci noi fedeli della Chiesa cattolica. E ancora: il sacerdote che ha fatto voto di castità può assumere questo atteggiamento violando il voto di castità? Secondo il Concilio, il mistero dell’unione sponsale della Chiesa con Cristo viene rappresentato in ogni vita consacrata (cf. Lumen Gentium, 44), soprattutto mediante la professione del consiglio evangelico della castità (cf. Decreto Perfectae Caritatis, 12). Mentre Tertulliano, a questo riguardo, scriveva: “Quanti uomini e donne, negli ordini della Chiesa, facendo appello alla continenza, hanno preferito sposarsi con Dio...” (De exort. cast., 13. PL 2, 930 A; CC 2, 1035, 35-39). Non solo: papa Giovanni Paolo II ci ha insegnato che la “continenza”, che fa parte della virtù più generale della temperanza, consiste nella capacità di dominare, controllare e orientare le pulsioni di carattere sessuale (concupiscenza della carne) e le loro conseguenze, nella soggettività psico-somatica dell’uomo. Tale capacità, in quanto disposizione costante della volontà, merita di essere chiamata virtù. Sappiamo che la concupiscenza della carne, e il relativo “desiderio” di carattere sessuale da essa suscitato, si esprime con una specifica pulsione nella sfera della reattività somatica e inoltre con un’eccitazione psico-emotiva dell’impulso sessuale. Il soggetto personale per giungere a padroneggiare tale pulsione ed eccitazione deve impegnarsi in una progressiva educazione all’autocontrollo della volontà, dei sentimenti, delle emozioni, che deve svilupparsi a partire dai gesti più semplici, nei quali è relativamente facile tradurre in atto la decisione interiore. Ciò suppone, com’è ovvio, la chiara percezione dei valori espressi nella norma e la conseguente maturazione di salde convinzioni che, se accompagnate dalla rispettiva disposizione della volontà, danno origine alla corrispondente virtù. Se la castità in generale si manifesta dapprima come capacità di resistere alla concupiscenza della carne, in seguito essa gradualmente si rivela quale singolare capacità di percepire, amare e attuare quei significati del “linguaggio del corpo”, Perciò quell’ascesi della continenza, di cui parla l’enciclica (Paolo VI, Humanae Vitae, 21) non comporta l’impoverimento delle “manifestazioni affettive”, anzi le rende più intense spiritualmente, e quindi ne comporta l’arricchimento. I sacerdoti, insomma, sono i primi collaboratori dei Vescovi nel reggere la Chiesa, padri, maestri e guide del popolo di Dio, a cui Cristo affida i suoi stessi poteri per continuare a irradiare nel mondo la sua missione redentrice; per questo devono vivere fedelmente, genuinamente, autenticamente la loro vocazione, sulla sequela fedele di Cristo Gesù. Sulla loro vita si prolunghi la sua, nella loro obbedienza, povertà e castità si rifletta perfettamente il divino modello che è Lui, tutto proteso a fare la volontà del Padre, a spendersi per le anime, «factus oboediens usque ad mortem, mortem autem Crucis» (Fil. 2. 8). I sacerdoti sono gli operai ordinari di questa grande missione, la Grazia di Dio passa per le loro mani, per le loro labbra, loro sono a contatto col popolo, loro sono i canali immediati di questa grazia del Signore. Chi abbandona il sacerdozio non abbandona soltanto la propria missione, la propria promessa. Abbandona i poveri, abbandona quelli che hanno bisogno di istruzione, abbandona quelli che domandano i sacramenti. Diserta il posto di prima linea che è nella Chiesa. Quindi la Chiesa domanda loro: siate generosi. Il Signore domanda loro, sì, grandi sacrifici e grande dedizione, non darà loro riposo in questa vita. Ma avranno certamente il premio più grande che può essere dato a chi è veramente servitore del Vangelo, della Chiesa e di Gesù Cristo. Cerchino di mantenere alto questo loro impegno: oggi non di parole si ha bisogno, ma di esempio, di concretezza, di generosità: è questo che il Signore vuole da loro, è questo che da loro si aspetta la Chiesa, e il popolo cristiano. Non deludano le speranze: siano sempre lieti e sereni, «in nomine Domini»! Paolo VI, il 31 marzo 1971, disse a proposito della tentazione della carne dei sacerdoti delle bellissime parole che ci piace citare in questa occasione: "Ma a noi, in questa sede, basti, ancora una volta, proporre alla vostra riflessione, in ordine a questa tentazione, - che è «legione» - (Cfr. Mc. 5, 9), cioè estremamente varia e insistente, due affermazioni e una raccomandazione. La prima affermazione sostiene che la vittoria sulla tentazione della carne è possibile. È persuasione corrente, che trova fautrice e complice la natura stessa di questa tentazione, essere impossibile superarla, essere utopia la castità, essere tollerabile, anzi forse istruttiva, l’esperienza del suo dominio sul nostro spirito, sul nostro morale equilibrio, onesto e puro. Non è così, fratelli e figli carissimi! Se si vuole, si può conservare casti il proprio corpo e il proprio spirito. Non propone cosa impossibile il Maestro divino, che si pronuncia con estrema severità in questa materia (Cfr. Mt. 5, 28). Per noi cristiani, rigenerati dal battesimo, se non è dato l’affrancamento da questo genere di umana debolezza, è data la grazia di superarla con relativa facilità; lo Spirito può essere in noi operante, proprio in ordine alla padronanza di noi stessi, alla continenza, alla castità (Gal. 5, 23; Fil. 2, 3; ecc.). La seconda affermazione- proseguiva Paolo VI - è questa: ch’è molto bello essere puri. Non è un giogo, è una liberazione; non è un complesso d’inferiorità, è un’eleganza, una fortezza dello spirito; non è una fonte di ansietà e di scrupoli, è una maturità di criterio e di padronanza di sé; non è un’ignoranza di realtà della vita, è una conoscenza disinfettata da ogni possibile contagio, più lucida e penetrante di quella opacità propria dell’esperienza passionale e animale; sarà innocente, sì, forse inesperta della fenomenologia patologica della vita corrotta, ma non ignara delle profonde realtà del bene e del male, a cui l’uomo è candidato; avrà anzi lo sguardo trasparente fino a rintracciare nel fondo delle bassezze peccatrici le possibili risorse del pentimento e della riabilitazione. La purezza è la condizione adeguata all’amore, al vero amore, sia quello naturale, sia quello sovrumano dedicato unicamente al regno dei cieli. E la raccomandazione viene da sé: la diciamo al Padre nella consueta preghiera: «non ci indurre in tentazione»! Applichiamola a noi stessi, quasi ad esaudimento di questa suprema preghiera. Bisogna che ci difendiamo dalla prepotente tentazione della carne, se vogliamo vivere il mistero pasquale. Dentro e fuori; nel cuore innanzi tutto, donde esce il male e il bene di cui siamo capaci (Contr. Mt. 15, 19; 2 Tim. 2, 22); e nell’ambiente, all’intorno a noi: oggi ci si occupa di ecologia, cioè di purificazione dell’ambiente fisico dove si svolge la vita dell’uomo: perché non ci preoccuperemo anche d’un’ecologia morale dove l’uomo vive da uomo e da figlio di Dio? Questo vi raccomandiamo..." (Paolo VI, Udienza generale 31 marzo 1971).Più volte, nella Chiesa cattolica , abbiamo sentito parlare dei "consigli evangelici", che nella vita consacrata si traducono nei "voti" - o almeno impegni - della castità, della povertà e dell'obbedienza. Essi prendono il loro pieno significato nel contesto di una vita totalmente dedicata a Dio, in comunione con Cristo. L'avverbio "totalmente" (totaliter), usato da San Tommaso d'Aquino per specificare il valore essenziale della vita religiosa, è quanto mai espressivo! "La religione è la virtù per la quale si offre qualche cosa per il culto e il servizio di Dio. Percio si dicono religiosi per antonomasia coloro che si consacrano totalmente al divino servizio, offrendosi a Dio come in olocausto" (Summa Theol., II-II, q. 186, a. 1). E un concetto attinto dalla tradizione dei Padri, segnatamente da San Girolamo (cfr. Epist. 125, ad Rusticum); e da San Gregorio Magno (cfr. Super Ez.ech., hom.20). Il Concilio Vaticano II, che cita San Tommaso d'Aquino, ne fa propria la dottrina e parla della "consacrazione a Dio", intima e perfetta, che come sviluppo della consacrazione battesimale avviene nello stato religioso mediante i vincoli dei consigli evangelici (cfr. Lumen Gentium, LG 44). Ecco perchè, il Vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo, ha adottato il provvedimento canonico della sospensione a divinis nei confronti di Don Sante Sguotti, parroco di Monterosso, il quale, con le sue dichiarazioni pubbliche, ha deciso di venir meno al voto di castità solennemente preso al momento della sua ordinazione sacerdotale. Non posso concludere senza ricordare che i Sacerdoti, impegnati nella via del servizio al seguito di Cristo, sono associati più specialmente al Sacrificio redentore, secondo la massima formulata da Gesù nel parlare ai Dodici del Figlio dell’uomo, venuto per “servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45). I Sacerdoti sono dunque chiamati a partecipare al mistero della Croce, a condividere la sofferenze della Chiesa, a soffrire dell’ostilità che la colpisce, in unione con Cristo Redentore. È quest’aspetto doloroso del servizio sacerdotale è ciò che lo rende più fecondo.


Alberto Giannino
Presidente Ass. culturale docenti cattolici

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Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:14

PADOVA (27 ottobre) - Don Sante Sguotti, l'ex parroco di Monterosso, non appare per nulla sorpreso di aver ricevuto il decreto di sospensione a divinis firmato dal vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo. «Era una cosa che mi aspettavo ancor prima - dice - e adesso tutto continua come prima. Era prevista e non penso di fare ricorso perchè è una perdita di tempo. Nella mia vita non cambia nulla. Io resto sacerdote». L'ex parroco aggiunge che deciderà lui se e quando fare altre dichiarazioni relative al suo innamoramento per una donna, mentre è deciso per quanto riguarda la questione, di fatto mai chiarita, su una sua preunta paternità: «sto sempre aspettando le prove rispetto a chi sostiene che io sono padre di un bambino».

Don Sante poi muove critiche alla Diocesi di Padova che nei suoi confronti si sarebbe basata solo su quanto hanno riportato in questi mesi i giornali. Riguardo alla sua permanenza a Monterosso invece rileva che se ne andrà entro il 31 dicembre prossimo: «avevo detto che me ne sarei andato quando sarebbero state raccolte 40 firme in tal senso tra i parrocchiani. A ottobre sono state raccolte e entro la fine di dicembre andrò via».

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sempre dal Messaggero

Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:35

Don Sante Sguotti: «Ordinanza Papa irragionevole
non escludo di continuare a celebrare l'eucarestia»

PADOVA (12 aprile) - «E' palese la non ragionevolezza di quanto deciso dal Papa». Don Sante Sguotti reagisce così alle dimissioni ex officio approvate dal Pontefice e comunicategli ieri. «Da una parte si giudica immorale il mio comportamento perché non mi sposo in Chiesa - accusa -. Poi si dice che non mi posso sposare in chiesa. Si aggiunga che non ho più i diritti ed i doveri dei chierici, perché sono ridotto allo stato laicale, però rimane l'obbligo del celibato: decidete voi che senso ha questo provvedimento». Secondo il provvedimento per sposarsi Don Sante Sguotti dovrà chiedere e ottenere la dispensa papale. «Vogliono che chieda la dispensa - spiega l'ex parroco di Monterosso (Padova) - affermando che al momento della mia ordinazione non ero in grado di intendere e volere. Allora in quel caso l'ordinanza diventa invalida. Così quando celebro i sacramenti, non sono validi». Sulla possibilità di continuare a celebrare l'eucarestia e sul propabile matrimonio con la donna divorziata da cui ha avuto un figlio Don Sante afferma: «Non posso escludere nulla».

«Non mi fermeranno». «Non mi fermeranno, vado avanti: continuerò a denunciare le incongruenze della Chiesa». «La Guardia di Finanza - ha detto Don Sante Sguotti - è venuta a perquisire la mia abitazione il 9 aprile, lo stesso giorno in cui la mia riduzione allo stato laicale è stata firmata da papa Benedetto XVI: se uno è intelligente, dice che non è un caso fortuito».

Le perquisizioni. Mercoledì scorso a casa dell'ex sacerdote, a Lovertino di Albettone (Vicenza), la Guardia di finanza di Padova, secondo quanto da lui stesso riferito, hanno condotto una perquisizione relativa ad una inchiesta aperta dalla Procura che ipotizza i reati di appropriazione indebita ed uso privato di denaro pubblico.

L'inchiesta. Secondo il pm Silvia Scamurra, gli illeciti sarebbero stati commessi dall'allora parroco in relazione a lavori di ristrutturazione della chiesa e degli impianti sportivi parrocchiali avvenuti tra il 2002 ed il 2003. Le opere erano state finanziate per 53 mila euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dalla Regione Veneto Sante Sguotti lancia accuse molto pesanti. «Quello che penso, anche se è evidente che non ne ho le prove - dice - è che qualcuno di molto esperto, una volta che ho lasciato la mia funzione di parroco, abbia usato i documenti della parrocchia per farmi del male». Parla poi di ««errore formale »e ribadisce: «Non mi sono messo in tasca nulla». Secondo l'ex parroco, «con questa operazione si screditano un sacco di persone: prima di tutto la Fondazione Cassa di Risparmio e la Regione che hanno finanziato le opere».

Sul suo passato non dubbi. « Avevo messo in conto sin dall'inizio questo tipo di vendette e cattiverie - spiega -. D'altro canto avevo parlato della mia condizione anche con altri ex sacerdoti che hanno fatto il mio stesso cammino, e tutti mi avevano messo in guardia di fronte ai rischi che correvo attaccando frontalmente il potere ecclesiale».

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Re: Questione "don" Sante Sguotti, Parroco innamorato e padre di un bimbo

Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:39

Sguotti: "Hanno usato i documenti della parrocchia per farmi male"
L’ex parroco Sante Sguotti, noto alle cronache per aver avuto un figlio nonostante i voti, dice che continuerà “a denunciare le incongruenze della Chiesa” e accusa: "Qualcuno ha usato i documenti della parrocchia per farmi male". Intanto riceve la visita delle Guardia di Finanza


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dal TGCom

Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:43

Tolta la tonaca a "parroco ribelle"
Decisione papale per Don Sante Sguotti
E' stato ridotto allo stato laicale don Sante Sguotti, l'ex parroco ribelle di Monterosso, già sospeso "a divinis" dopo aver ammesso di essere padre di un bimbo. La dimissione 'ex officio' per il sacerdote in 'lotta' con la Curia padovana da diversi mesi, è stata decisa direttamente dal Papa, Benedetto XVI, dopo il parere favorevole della Congregazione per il clero. A questa decisione non c'è possibilità di ricorso.


Questa decisione comporta che Sante Sguotti non è più annoverato nella chiesa tra i ministri sacri o chierici e quindi non ha più i diritti e i doveri dei chierici: non puo' celebrare l'eucaristia e gli altri sacramenti, né assumere incarichi propri dei chierici, né puo' attribuirsi titoli sacerdotali o portare abiti ecclesiastici. La dimissione dallo stato clericale è un provvedimento permanente.

Aver perso lo status di religioso - precisa una nota della Curia di Padova - non comporta automaticamente la possibilità di sposarsi in chiesa. Per poterlo fare l'ex parroco, che da dicembre convive con la giovane dalla quale ha avuto un figlio, dovrà chiedere ed ottenere una dispensa dal Papa.

Già nei giorni scorsi si era tornato a parlare dell'ex sacerdote di Monterosso che da poco è indagato dalla Procura di Padova per appropriazione indebita, per l'uso di telefoni, computer e denaro della comunità nel periodo in cui il vescovo lo aveva estromesso dalla parrocchia. Indagini - ha precisato la Curia - che sono state avviate autonomamente dalla magistratura, "non su richiesta o esposto della Curia diocesana né dell'amministratore parrocchiale".

Al posto dell'ex don Sante è stato nominato nuovo parroco di Monterosso don Danilo Zanella, che si insedierà ufficialmente domenica 13 aprile.

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Re: Questione "don" Sante Sguotti, Parroco innamorato e padre di un bimbo

Messaggio Da fidem custodire il Sab 12 Apr 2008, 16:47

Io proporrei una perizia psichiatrica!! Sempre che prima non arrivi Fabrizio Corona a proporgli un bel contratto!!
Possibile che i giuramenti non abbiano alcun valore? Sia nell'Ordinazione Sacerdotale e sia quando ha preso possesso della Parrocchia, don Sante, allora ancora don, ha giurato fedeltà alla Chiesa e ai suoi Superiori, e alle verità proclamate dalla Chiesa. Forse non era in grado di intendere e di volere? E peché tutto sto clamore? Non poteva andarsene in silenzio? D'altra parte ha sbagliato lui, non mantenendo i suoi giuramenti. Mi piacerebbe molto incontrarlo e chiedergli di smetterla: buffone!

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