La dedizione di Benedetto XVI per il dialogo fra ebrei e cattolici

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La dedizione di Benedetto XVI per il dialogo fra ebrei e cattolici

Messaggio Da spe salvi il Sab 17 Gen 2009, 15:30

La dedizione di Benedetto XVI per il dialogo fra ebrei e cattolici

Un'istanza del cuore

di Norbert J. Hofman
Segretario della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo




Il 17 gennaio, la Chiesa in Italia, in Polonia, in Austria e nei Paesi Bassi celebra la "Giornata dell'ebraismo", espressione di grande apprezzamento dell'ebraismo da parte della Chiesa cattolica. Si tratta di divenire consapevoli, in quanto cristiani, della robustezza delle radici cristiane della propria fede. Parimenti, il dialogo con l'ebraismo odierno deve essere promosso mediante determinate manifestazioni. Laddove ebrei e cattolici vivono fianco a fianco spesso si producono azioni comuni a livello sia accademico sia concretamente pastorale. È molto bello che ora anche la Conferenza episcopale svizzera si impegni in progetti concreti per l'introduzione di un particolare Dies Iudaicus ed è auspicabile che anche altre conferenze episcopali riflettano su questa possibilità di promozione del dialogo ebraico-cattolico. Quest'anno dispiace che, a causa delle controversie suscitate dalla riformulazione della preghiera del venerdì santo per gli ebrei - del messale del 1962 - la conferenza rabbinica italiana abbia deciso di non partecipare a questa Giornata dell'ebraismo. Tuttavia essa ha sottolineato che, fondamentalmente, non si tratta di un abbandono del dialogo con la Chiesa cattolica e che questa decisione è da considerare nell'ambito di una pausa di riflessione nel dialogo stesso. Ciononostante, la Conferenza episcopale italiana (Cei) considera questa Giornata dell'ebraismo un'occasione interna alla Chiesa, la cui celebrazione intende, come sempre, testimoniare il suo apprezzamento dell'ebraismo odierno.
Non si può negare che la nuova preghiera per gli ebrei nella liturgia del venerdì santo del messale del 1962, che è stata pubblicata il 4 febbraio 2008, abbia suscitato irritazione e insofferenza a livello internazionale nel dialogo fra ebrei e cattolici. Tuttavia, le reazioni e la durata della polemica sono state diverse per organizzazione, Paese e mentalità. Spesso questa preghiera è stata mal interpretata come appello missionario verso gli ebrei, come atto di nuovo proselitismo. Il cardinale Walter Kasper, presidente della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, in un articolo pubblicato il 10 aprile 2008 su "L'Osservatore Romano", dal titolo La preghiera del venerdì santo per gli ebrei. La discussione sulle recenti modifiche, ha offerto una interpretazione teologicamente fondata per una retta comprensione. In esso il cardinale afferma che la preghiera ha un carattere del tutto escatologico e non si può collegare in alcun modo con un appello a una concreta missione verso gli ebrei. Anzi pone il destino escatologico degli ebrei nelle mani di Dio. L'articolo conferma, in tal modo, il significato determinante della dichiarazione conciliare Nostra aetate e la disponibilità a proseguire e approfondire il dialogo ebraico-cattolico. In una lettera del 14 maggio 2008 inviata dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone al Gran Rabbinato di Israele questa posizione è stata ribadita e approfondita. Anche se nell'opinione pubblica ha spesso dominato la polemica su questa preghiera, bisogna anche chiarire che, dietro le quinte, non si è mai pensato di porre fine al dialogo. Al contrario, si è intensificata la collaborazione per superare questo equivoco, forse avvicinando ebrei e cattolici, e ha dimostrato con chiarezza che essi, 43 anni dopo l'inizio di un dialogo istituzionalizzato, possono venirsi incontro anche e soprattutto quando il dibattito verte su questioni controverse. A questo proposito, bisogna considerare anche la dibattuta questione di un'eventuale elevazione agli onori degli altari di Papa Pio XII, ridivenuta attuale in occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, il 9 ottobre 2008.
Durante questo periodo di polemiche è stato dimostrato che si possono trattare anche i temi più controversi con calma e reciproca stima in un'atmosfera di collaborazione amichevole. Questo fatto mostra una maturazione notevole del dialogo tra ebrei e cattolici. Inoltre si è potuto rilevare che dopo Nostra aetate (n. 4) vi è stato uno sviluppo decisamente positivo: da un'iniziale ermeneutica dello scontro, attraverso un'ermeneutica della differenza reciproca, si è giunti adesso al tempo della fiducia e della collaborazione nonostante qualche difficoltà che sempre ha fatto e sempre farà parte del dialogo tra ebrei e cattolici.
Proprio sulla base delle suddette controverse questioni nel dialogo ebraico-cattolico bisogna affermare chiaramente che Papa Benedetto XVI nell'anno 2008 si è dedicato in modo particolare al dialogo con l'ebraismo, tanto più che si tratta per lui di una istanza del cuore. Considera questo dialogo, dal punto di vista teologico, fondato sui capitoli 9-11 della lettera dell'apostolo Paolo ai Romani e come una riconciliazione dopo una storia lunga, difficile e complessa di ebrei e cristiani.
Il 17 aprile 2008, nel corso del viaggio negli Stati Uniti d'America, Benedetto XVI ha incontrato a Washington, in occasione di un incontro interreligioso con diverse confessioni, anche una delegazione di rappresentanti ebrei, ai quali ha rivolto un augurio scritto in occasione dell'approssimarsi della festa di Pasqua. In tale augurio ha fatto espressamente riferimento alla Nostra aetate (n. 4) e ha sottolineato: "Nel rivolgermi a voi, desidero riaffermare l'insegnamento del concilio Vaticano ii sulle relazioni cattolico-ebraiche e reiterare l'impegno della Chiesa per il dialogo che nei trascorsi quarant'anni ha cambiato in modo fondamentale e migliorato i nostri rapporti. A motivo di questa crescita nella fiducia e nell'amicizia, cristiani ed ebrei possono insieme sperimentare nella gioia il carattere profondamente spirituale della Pasqua, un memoriale di libertà e di redenzione".
Il giorno successivo, poco prima dell'inizio del servizio liturgico del Sabato ebraico e della festa di Pasqua, Benedetto XVI ha visitato a New York la Park East Synagogue, per esprimere il suo rispetto e il suo apprezzamento per la comunità ebraica in quella città. Ha riconosciuto che la comunità ebraica a New York reca un contributo prezioso alla vita cittadina e ha incoraggiato tutti a edificare ponti di amicizia fra tutti i diversi gruppi religiosi ed etnici. Per Benedetto XVI si è trattato della seconda visita del genere, dopo quella alla sinagoga di Colonia, il 19 agosto 2005. Per il Papa, un incontro interreligioso è stato organizzato non solo negli Stati Uniti d'America, ma anche in Australia, naturalmente in occasione della Giornata mondiale della gioventù. Il 19 luglio 2008 rappresentanti di diverse religioni, fra cui ebrei australiani, hanno incontrato il Papa nel vescovado di Sydney.
Nel suo successivo viaggio in Francia Benedetto XVI ha avuto un incontro con gli ebrei. La comunità ebraica in Francia, con quasi seicentomila membri, è una delle più grandi del mondo. Ciò ha giustificato un incontro con i rappresentanti dell'ebraismo francese il 12 settembre 2008 nella nunziatura. Nel suo breve discorso, il Papa ha sottolineato il reciproco e fraterno orientamento di cristiani ed ebrei: "Cari amici, a motivo di ciò che ci unisce e a motivo di ciò che ci separa, abbiamo una fratellanza da fortificare e da vivere. E sappiamo che i legami di fratellanza costituiscono un continuo invito a conoscersi meglio e a rispettarsi".
Inoltre ha assunto una posizione decisa contro ogni forma di antisemitismo: "La Chiesa (...) si oppone ad ogni forma di antisemitismo, di cui non v'è alcuna giustificazione teologica accettabile. Il teologo Henri de Lubac (...) comprese che essere antisemiti significava anche essere anticristiani" ("L'Osservatore Romano", 14 settembre 2008, pagina 10).
Tornato dalla Francia, il Papa ha ricevuto il 18 settembre 2008, a Castel Gandolfo, una delegazione dell'organizzazione ebraica Pave-the-Way-Foundation, che ha organizzato un simposio di tre giornate su Pio XII, il cui tema centrale è stata l'importante questione per gli ebrei delle fonti relative a quanto veramente fatto da quel Papa in favore degli ebrei nei tempi difficili della seconda guerra mondiale. Occasione del simposio è stato il cinquantesimo anniversario della morte di Pio XII, il 9 ottobre 2008.
È risultato evidente che nel mondo ebraico vi sono diverse opinioni sul giudizio da dare a questo Papa e vi saranno anche in futuro, se entro sei, sette anni verranno resi pubblici gli archivi vaticani sul suo pontificato.
Infine, va menzionato un evento storico nel dialogo ebraico-cristiano. Per la prima volta, nella storia dei Sinodi episcopali dal concilio Vaticano II un rabbino ha avuto l'occasione di rivolgersi a tale assemblea, in presenza del Papa. Il rabbino capo di Haifa, Shear Yashuv Cohen, è stato invitato a parlare del significato delle Sacre Scritture per la vita religiosa ebraica, nel corso della prima giornata dopo l'apertura ufficiale del Sinodo (6 ottobre 2008). In generale questo gesto è stato considerato con favore. Nel suo discorso alla curia romana, per lo scambio degli auguri di Natale, il 22 dicembre 2008, Benedetto XVI ha fatto ancora una volta riferimento a tale evento.
Un altro incontro con una delegazione ebraica si è svolto in Vaticano il 30 ottobre 2008. Benedetto XVI ha ricevuto una delegazione dell'International Jewish Committee on Interreligious Consultations, che è l'interlocutore ufficiale della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo dal 1970, con cui ha finora organizzato venti importanti conferenze in diversi Paesi. L'ultima si è tenuta dal 9 al 12 novembre 2008 a Budapest sul tema "Religione e Società civile oggi: prospettive ebraiche e cattoliche". Sia i partecipanti cattolici sia gli ebrei hanno valutato in modo positivo questo incontro. L'atmosfera è stata caratterizzata da profonda fiducia reciproca e da un'ulteriore crescita di cordialità e di amicizia.
Il 9 novembre 2008 è stata una ricorrenza speciale: nel 1938 si svolse la cosiddetta "notte dei cristalli" con la distruzione, fra l'altro, di sinagoghe in Germania e in Austria. I partecipanti ebrei all'incontro di Budapest si sono dimostrati grati per il fatto che Papa Benedetto XVI quel giorno, in occasione dell'Angelus, abbia fatto riferimento alla "notte dei cristalli": "Ancora oggi provo dolore per quanto accadde in quella tragica circostanza, la cui memoria deve servire a far sì che simili orrori non si ripetano mai più e che ci si impegni, a tutti i livelli, contro ogni forma di antisemitismo e di discriminazione, educando soprattutto le giovani generazioni al rispetto e all'accoglienza reciproca". ("L'Osservatore Romano", 10-11 novembre 2008, pagina 1)
Questa atmosfera ha dunque anche permesso al cardinale Walter Kasper, in occasione dei quarant'anni dello Stato di Israele, di far riecheggiare nel suo discorso anche dei toni critici in modo certamente assennato, ma anche percepibile. La reazione da parte ebraica è stata significativa: "Un amico lo può dire".
Non si è trattato tuttavia di una commemorazione. Nei dibattiti ha dominato uno sguardo rivolto al futuro. Per la prima volta giovani, incontratisi appositamente, sono stati invitati a tutte le manifestazioni. Avrebbero dovuto proseguire il dialogo. L'estate successiva si sono incontrati nuovamente, numerosi, a Castel Gandolfo, nel Centro Mariapoli dei Focolari. Un importante argomento di discussione è stato il tema dell'educazione e della trasmissione alle generazioni successive della conoscenza reciproca e dei valori condivisi. Infine, se si considera tutto ciò che il Papa ha fatto negli scorsi anni per i rapporti con l'ebraismo, si può a ragione affermare che per lui il dialogo con l'ebraismo è e rimarrà un'istanza del cuore. Sebbene le suddette divergenze nel dialogo a causa della nuova preghiera per gli ebrei nella liturgia del venerdì santo e della polemica sulla figura di Pio XII vengano eccessivamente alimentate da alcuni, si può affermare che il dialogo ebraico-cristiano si basa su un saldo fondamento, che non si può scuotere tanto facilmente. Nel frattempo si è imparato a discutere di elementi controversi con amicizia e fiducia reciproca, e a questo Papa Benedetto XVI, con il proprio impegno, ha recato un contributo irrinunciabile.





(©L'Osservatore Romano - 17 gennaio 2009)

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Intervista con il Rabbino Jacob Neusner: “Ratzinger non ci ha tradito”

Messaggio Da spe salvi il Gio 22 Gen 2009, 15:34

Il rabbino Jacob Neusner è nato ad Hartford nel Connecticut nel 1932. Raffinato esegeta delle Sacre Scritture ebree, professore di storia e teologia del giudaismo al Bard College di New York, fu nel 1993 che pubblicò un saggio ancora oggi attuale, “A Rabbi talks with Jesus”, che provocò l’interesse dell’allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Un interesse sancito anche da una fitta corrispondenza tra i due, oggi ancora non interrotta. Quando nel 2007 Benedetto XVI fece uscire il suo primo libro da Pontefice, “Gesù di Nazaret”, alcuni motivi di questa intensa amicizia vennero fuori. Neusner - citato nel testo più volte di due grandi del calibro di Romano Guardini e di sant’Agostino - venne elogiato da Benedetto XVI per la sincera ricerca della verità messa in campo nei suoi studi, una ricerca mai tesa all’adesione al cristianesimo quanto a prendere sul serio la figura di Gesù e la pretesa di verità contenuta nei Vangeli. Col Riformista Jacob Neusner parla del suo rapporto con Ratzinger e fa il punto sul dialogo percorso tra ebrei e cattolici anche alla luce del conflitto di Gaza il quale, seppure primariamente di rilevanza politica, influisce anche sui rapporti tra le diverse fedi e religioni.

Rabbino Neusner, come giudica le parole del rabbino capo di Venezia Elia Enrico Richetti secondo il quale con Benedetto XVI e la sua reintroduzione dell’antico messale che prevede che il venerdì santo si preghi per gli ebrei, la Chiesa sta cancellando i suoi ultimi «cinquanta anni di storia» nel dialogo tra ebraismo e cattolicesimo?
Non condivido l’opinione del rabbino capo di Venezia circa il futuro del dialogo ebraico-cristiano. Questo dialogo ha dato un grande contributo al reciproco scambio tra le diverse fedi. Tra l’altro, gli impegni dei Pontefici successori di Pio XII - Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in particolare - rappresentano una pietra miliare per il futuro dei nostri rapporti. Quanto alla preghiera del venerdì santo, dico soltanto che tutte le religioni pregano per l’illuminazione degli “altri”. Gli ebrei pregano per l’illuminazione dei gentili e non avviene niente di diverso nella “controparte” cattolica.

Benedetto XVI ha a cuore il rapporto con gli ebrei?
Papa Benedetto XVI, dall’inizio del suo pontificato fino a oggi, non ha tradito gli impegni presi di mantenere buone relazioni tra cattolici-cristiani ed ebrei.

Secondo lei le parole di Richetti sono influenzate dalle prese di posizione del Papa e di altri esponenti della Chiesa sul conflitto di Gaza?
Il conflitto con Hamas riguarda il diritto dello Stato ebraico di esistere. Hamas non vuole fare la pace con lo Stato di Israele ma vuole soltanto che il conflitto continui all’infinito. Se Hamas favorisse la pace con Israele e i palestinesi, affermerebbe che lo Stato d’Israele esiste. E ciò andrebbe contro la sua stessa posizione e contro quella dei suoi sostenitori. E farebbe divenire l’Ehzbollah e Ahmadinejad suoi nemici.

Il dialogo ebrei-cattolici procede tra alti e bassi. Oggi si celebra la giornata del dialogo ebraico-cristiano. A che punto siamo?Paragonando le relazioni che c’erano tra gli ebrei e la Chiesa cattolica prima di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II e quelle che ci sono ora, posso dire che oggi le relazioni sono improntate molto più di prima sul rispetto reciproco e sull’amicizia. Ci sono potenti forze all’interno della comunità cattolica e delle istituzioni ebraiche che spingono per l’amicizia: ad esempio, nelle università pontificie romane stima e amicizia vengono alimentate attraverso diversi percorsi accademici. Le comunità ebraiche, poi, sostengono le giovani generazioni che intendono fare proprio un serio lavoro di dialogo tra le due parti.

Si parla di una possibile visita del Papa in Terra Santa? Secondo lei potrebbe essere utile?Una visita del Papa, nel solco di quella già effettuata da Giovanni Paolo II, non potrà che favorire l’amicizia tra ebrei e cattolici. E rappresenterebbe una pietra miliare circa il riconoscimento cattolico dello Stato ebraico. Un eventuale gesto, poi, di lutto e di memoria al Museo dello Yad Vashem farebbe un’enorme impressione.

Pio XII è giudicato in modo ambivalente. La Chiesa cattolica vorrebbe beatificarlo, mentre allo Yad Vashem ancora resiste una didascalia che lo dipinge in modo ambiguo…Fino a che gli archivi del Vaticano non saranno stati studiati con oggettività, criticamente e in ogni loro parte, credo che una parola definitiva su Pio XII non la si possa dare. Sarebbe saggio posporre una parola definitiva al termine di questo importante lavoro. Oggi ancora il ricordo di Pio XII è oscuro.

Come giudica la preghiera dei musulmani pro Hamas in due piazze simbolo di Milano e Bologna?
Una persona esterna come me fatica a dire la sua su una questione che riguarda la definizione della nazionalità italiana e della sua cultura. Credo che sia un problema che trascende i confini dell’Italia e riguarda tutta l’Europa. Per noi americani è diverso perché veniamo da una differente tradizione politica nelle relazioni tra le religioni. Credo comunque sia la storia a insegnare che l’Europa si regge sulla cristianità.



Tratto da Il Riformista

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