L'ostia sulla mano o sulla lingua?

Andare in basso

L'ostia sulla mano o sulla lingua?

Messaggio Da spe salvi il Gio 22 Gen 2009, 15:28



In piedi o in ginocchio? Sulla mano o sulla lingua? Il dilemma - per nulla effimero - riguarda la modalità con la quale ricevere l’eucaristia. Dilemma sostanziale per la vita di fede. Perché, se è sempre valido l’antico adagio lex orandi lex credendi (dimmi come preghi e ti dirò cosa credi, potremmo liberamente tradurre), allora è evidente che le regole intorno alla liturgia, alla modalità con la quale si prega e ci si accosta al sacramento, non sono un optional da attendere o disattendere a piacimento, quanto elemento fondamentale e determinante per la stessa fede.

Del resto, se così non fosse, non si giustificherebbe la ripetuta attenzione di Benedetto XVI (dipanata goccia a goccia) per la liturgia: il motu proprio Summorum Pontificum che ha ripristinato l’antico rito di San Pio V rivisto nel 1962 da Giovanni XXIII, un rito che, secondo quanto ha detto il cardinale Dario Castrillon Hoyos a Londra settimana scorsa nel corso di una conferenza stampa organizzata dalla Latin Mass Society, il Papa vorrebbe che «tutte le parrocchie fossero in grado di celebrare»; la riproposizione della croce nel mezzo dell’altare, retaggio dell’“orientamento a Oriente” delle liturgie dell’epoca apostolica; gli abiti liturgici di foggia e taglio rigorosi riproposti in vece di più moderne vesti; e, infine, una delle decisioni più discusse tra i liturgisti d’ogni scuola: dalla recente festa del Corpus Domini e dal viaggio apostolico a Santa Maria di Leuca e Brindisi, coloro i quali si accostano all’eucaristia per le mani del Papa, la debbono ricevere sulla lingua e in ginocchio, così come si usava fare prima della riforma postconciliare. Allora, infatti, l’eucaristia veniva distribuita ai fedeli che si inginocchiavano davanti alla balaustra che separava la zona dell’altare da quella dell’assemblea.

La discussione intorno alla modalità tramite la quale ricevere l’eucaristia è oggi ancora calda. Così come qualche decina d’anni fa quando, secondo taluni in parziale disaccordo coi dettami del Vaticano II e in particolare con lo spirito del primo documento emanato dall’assise conciliare - ovvero la costituzione Sacrosanctum concilium dedicata, appunto, alla sacra liturgia - alcune conferenze episcopali (compresa quella italiana) si adoperarono per far sì che nelle chiese del mondo i fedeli ricevessero l’eucaristia in piedi e sulla mano, così come prima di allora mai era accaduto.

A Benedetto XVI, tuttavia, non interessa un ritorno al passato fine a se stesso quasi a voler proporre un conservatorismo di chiusura vecchio stile. Egli, semmai, intende ricordare che, soprattutto in campo liturgico, come anche in quello esegetico, ecclesiologico etc, essere riformatori significa riattualizzare il passato in un’ottica di continuità. Per questo insiste col rigore liturgico. Per questo, ad esempio, vuole riaccogliere in seno alla Chiesa i lefebvriani esigendo da loro non l’accettazione del nuovo rito, quanto quella di tutti i testi conciliari. Per questo approva, dopo mesi di attesa (ma comunque approva), gli statuti dei neocatecumenali chiedendo loro, all’opposto dei lefebvriani, soltanto maggiore rigore liturgico: dovranno ricevere la comunione in piedi, attorno all’altare, senza più rimanere seduti come avveniva prima.

La liturgia, per il Papa (vecchio o nuovo rito che sia) è il centro della vita di fede e, dunque, deve essere vissuta con rispetto, in continuum con il passato, secondo regole e precetti certi, senza abusi d’ogni sorta. E così deve essere vissuto il momento solenne della ricezione del corpo di Cristo.

Il Papa, insomma, dando l’eucaristia sulla lingua ai fedeli, ha voluto offrire un segnale. La cosa ha fatto e fa discutere non solo i liturgisti, i cerimonieri papali, i capi dicastero della curia romana e i teologi. Ma anche la base. Il web ne è una viva testimonianza.

Dice sul network totustuus.it un certo Panfilo: «Sono sempre stato contrarissimo a ricevere l’eucaristia in mano e ho fatto “obiezione di coscienza” non prendendola finora, dato che tutti si sono conformati alla nuova moda (e io passo da ribelle). Mi domando comunque quando sia nata questa direttiva e soprattutto il motivo che ne era alla base (che non riesco a capire)». Gli risponde Sara: «In effetti me lo sono domandato anch’io per un bel po’, poi ho fatto ricerche e ho scoperto che nel 1989 la Cei, con il decreto “Sulla comunione eucaristica”, decise di autorizzare questa modalità in Italia, prevedendo prima un tempo in cui si potessero istruire correttamente i fedeli sul “come”».

Già, ma perché la Cei prese una simile decisione? Su tutelaeucarestia.org la spiegazione è storica: si cita Henri Leclercq che nel suo Dictionaire d’Archeologie Chretienne dice che la comunione sulla mano è pratica antica ma non in uso nella Chiesa, quanto nell’eresia araiana (non credevano nella divinità di Gesù) e nestoriana (non riconoscevano le due nature di Cristo). La convinzione della Chiesa, invece, è sempre stata la seguente: dalla cosciente certezza e dalla tangibile fede nella presenza di Cristo veramente in carne e ossa nascosto dietro i veli della materia, non può non nascere l’adorazione, e l’adorazione interiore non può e non deve rimanere intimistica sensazione, deve essere forma, esteriorità riempita dal cuore. Di qui il costante osteggiare il permesso di ricevere l’eucaristia sulla mano anche perché, come disse il Concilio di Trento, al di là di poche eccezioni, nella Chiesa di Dio fu consuetudine costante che i laici ricevessero la comunione dai sacerdoti, mentre i sacerdoti si comunicavano da sé.

Si tratta d’una consuetudine che spinse San Tommaso a scrivere: «Nessuno la tocchi (l’eucaristia), tranne chi è stato consacrato; dunque anche il corporale e il calice sono consacrati, e si necessita delle mani di un sacerdote per toccare questo sacramento»; e che venne inserita da san Pio X nel suo Catechismo. Nemmeno il Nuovo Messale Romano la abrogò, tanto che all’articolo 117 si legge che il comunicando «tenens patenam sub ore, sacramentum accipit».

Ma allora come si arrivò al 1989? Come fu possibile che, d’un tratto, anche in Italia come in altre parti del mondo i fedeli (tranne alcune eccezioni) si trovassero a ricevere l’eucaristia in fila indiana e sulla mano?

Occorre tornare agli anni sessanta: la comunione sulla mano venne diffusa nei circoli cattolici olandesi, quelli dai quali uscì l’eretico “Catechismo olandese”. A tali errori si oppose Paolo VI, esortando con fermezza a restare fedeli alla comunione sulla lingua. Soltanto in aree dove si era già sviluppato l’uso, il che vale a dire solo in Belgio e Olanda, il Papa concesse che le conferenze episcopali vagliassero e controllassero con scrupoloso occhio clinico la situazione e, dietro votazione dei due terzi dell’assemblea dei vescovi, prendessero eventualmente la decisione di concedere anche (ma non soltanto) la possibilità di ricevere l’eucaristia sulla mano. In Italia vi furono, anni dopo, nel 1989, tre votazioni. Le prime due diedero esito negativo: i vescovi bocciarono la proposta dell’eucaristia sulla lingua. Ma poi gli uffici liturgici della Cei riproposero la votazione una terza volta. Alcuni dicono che, complice l’assenza per mal di denti (proprio così) dell’oggi arcivescovo emerito di Genova, il cardinale Giovanni Canestri, uno dei più strenui oppositori della proposta, il fronte cosiddetto conservatore si squagliò e, con grande sorpresa anche di Giovani Paolo II, la Cei approvò la nuova prassi. Dunque, un passo in avanti inatteso e contro il quale a nulla valsero gli allarmi lanciati, negli anni seguenti, da diversi porporati. Uno su tutti, nel 2003, quello del cardinale Antonio Maria Javierre Ortas: «È impossibile per un prete - disse - controllare che l’ostia venga deglutita».

Ancora oggi i semplici fedeli di queste difficoltà ne parlano sul web. Scrive un certo Lucio: «Nella festività del Corpus Domini il sacerdote ha somministrato la comunione sotto le due specie, intingendo l’ostia nel vino e distribuendola a tutti i fedeli in modo tradizionale (non nella mano). Perchè? È ovvio! Per evitare che tracce del Sangue di Cristo restassero nella mano. Perchè allora non c’è la stessa preoccupazione per il corpo di Cristo quando viene distribuito solo sotto la specie dell’ostia? È vero che il rischio è più remoto, ma non è nullo».

Dunque i fedeli ne parlano, anche se la possibilità che tutti tornino (almeno in Italia) al passato non sembra oggi possibile. Benedetto XVI ha lanciato durante la festa del Corpus Domini e nel viaggio in Puglia due piccoli segnali. I sacerdoti di tutto il mondo possono trarne esempio, se vogliono.


Tratto da Il Riformista, giugno 2008

_________________
Fedele al Papa

Sant’Agostino: “Ti riesca sempre sgradito ciò che sei, se vuoi giungere a ciò che non sei ancora. Infatti là dove ti senti bene, ti fermi; e dici addirittura: basta così, e così sprofondi. Aggiungi continuamente, cammina sempre, procedi in avanti di continuo: non fermarti lungo il cammino, non voltarti, non deviare. Resta indietro chi non avanza(...)Devia dal cammino chi devia dalla fede. Meglio uno storpio sul cammino, che un corridore fuori strada.”
avatar
spe salvi
Admin

Numero di messaggi : 602
Data d'iscrizione : 09.04.08
Età : 43
Località : Ceive

Visualizza il profilo http://zaccheo.forumattivo.com

Torna in alto Andare in basso

Re: L'ostia sulla mano o sulla lingua?

Messaggio Da spe salvi il Lun 12 Apr 2010, 23:09

http://www.tutelaeucarestia.org/

Proposta di una iniziativa a tutela delle Sacre Specie eucaristiche
Viribus unitis
(Confederazione del Corpo di Cristo)
La concessione del Sacro Corpo Eucaristico sulla mano è un tentativo di ritorno alla prassi liturgica in uso i primi secoli del Cristianesimo. La consuetudine fu rettificata nel corso dei secoli (il Sinodo che si celebrò a Rouen verso il IX secolo sotto Ludovico il Pio impose il rito della Comunione sulla lingua), così come nel corso dei secoli sono state rivisitate o corrette disposizioni e precetti ora caduti in disuso e annullati. Per esempio, la prescrizione del digiuno da effettuare prima di recarsi a ricevere la Sacra Particola: nei primissimi secoli occorreva esentarsi dal cibo nelle 24 ore antecedenti alla partecipazione alla Santa Messa; successivamente il precetto prevedeva il digiuno dalla mezzanotte del giorno precedente; ora la norma impone di non mangiare cibo un’ora prima della Santa Messa, anzi, la cogenza è rimasta per l’ora calcolata dalla distribuzione dell’Eucarestia. La Chiesa, insomma, ha derogato al rigore delle origini, confidando nell’amore che il popolo cristiano dovrebbe avere nei confronti della “cosa più preziosa in cielo e sulla terra” (San Giovanni Crisostomo). Ma il rigore –non il rigorismo- ha anche dei lati buoni, e forse si impone un passo indietro rispetto a una liceità che porta a fenomeni di disamore quando non di peggio. Tornando al caso di specie, da cui questo articolo trae scaturigine e mi auguro valenza, la concessione della Comunione sulla mano sembra AVERE ATTENUATO NEI FEDELI, stando a ciò che è dato non di rado vedere quando si assiste alla distribuzione dell’Ostia consacrata, LA COSCIENZA DELLA PRESENZA DEL CORPO GLORIOSO DI CRISTO e della presenza del Creatore dell’Universo nelle sacre specie eucaristiche. La compunzione che anni fa i fedeli avevano nel recarsi all’altare, è sparita: taluni non formano il trono con la mano prima che il sacerdote (o chi per lui) vi depositi il Corpo di Cristo (ed è davvero il minimo che bisognerebbe fare), quasi mai mettono in bocca l’Ostia consacrata davanti al Ministro (che si esime dall’esigerlo, come sarebbe suo diritto), e sovente non lo fanno nemmeno quando si spostano di lato (il gesto viene oramai identificato in un tutt’uno con il girarsi per tornare al proprio posto), bensì quando sono già di spalle a colui che distribuisce il Pane di Vita.

Ammesso poi che lo deglutiscano, il suddetto Pane! E’ risaputo infatti che le Messe nere sono aumentate da un decennio a questa parte, e che il trafugamento del Corpo Eucaristico è oggetto di un mercato che, allo stato attuale, offre 250 € per un’Ostia consacrata. La cosa più preziosa in cielo e sulla terra viene, nei riti satanici, messa nella pipì e ficcata nell’ano (scusate la crudezza del linguaggio, ma è la stessa crudezza e crudeltà che usano con Gesù, inutile nasconderselo). A prescindere dai satanisti, è innegabile, comunque, l’attenuazione nei fedeli del senso di sacralità dell’Offerta che si accingono a introiettare dentro di sé. Le cause sono molteplici: la scristianizzazione della società, una considerazione appannata dell’Ufficio e della dignità del sacerdote, visto come “uno di noi” e non come una persona consacrata che da Dio è investito di particolari poteri (vedasi Sacramento della penitenza). Il premere su “sono uno di voi” (che orribile quel “ci benedica Dio onnipotente”) e le altre ragioni che gli esperti conoscono bene hanno ottenebrato nel popolo cristiano la consapevolezza che il prete agisce in persona Christi (oltreché dei Sacramenti). Vi era una maggiore partecipazione emotiva quando i fedeli, riconoscendo la gerarchia del sacerdote e sentendosi fragili creature bisognose di vita eterna, con abbandono filiale accettavano dalle mani del presbitero il Sacro Pane Eucaristico. Ma la prassi attuale modifica questi rapporti.

Tuttavia, va rilevato che le istruzioni per distribuire la Santissima Eucaristia sono una enunciazione di disposizioni SPROVVISTA DEI MECCANISMI DI CONTROLLO per l’attuazione delle disposizioni medesime. Tale mancanza fa sì, ut exemplum, che il precetto di portare alla bocca il Corpo di Cristo davanti al Ministro o spostandosi dilato è risultato essere un provvedimento anodino, che non viene preso nella dovuta considerazione. E non solamente nelle celebrazioni solenni o in quelle con una partecipazione considerevole di fedeli; anche nelle piccole chiese, spesso non viene rispettato. Tra l’altro, con i satanisti e i confusi che ci sono in giro, anche una maggior attenzione del presbitero non porterebbe a grandi risultati. Anche i ministri che servono il sacerdote celebrante, occupati come sono a tenere la patena (dove ancora questa si usa) o a controllare la fila (è precipuamente questo che fanno ora), non possono prestare la dovuta attenzione acchè vengano osservate le prescrizioni in vigore, e soprattutto che l’Ostia venga deglutita. Occorre trovare un rimedio. Un rimedio –non la soluzione –può scaturire con il contributo dei laici, e precisamente dei laici appartenenti alle associazioni cattoliche. Le aggregazioni di fedeli quali i Terz’Ordini, le Confraternite o le Pie Unioni, ma anche l’Azione Cattolica o le Conferenze di San Vincenzo o le Associazioni private il cui atto costitutivo è stato approvato dall’autorità ecclesiastica, potrebbero inviare durante una Santa Messa due loro rappresentanti i quali, ponendosi ai lati destro e sinistro di chi distribuisce la Sacra Particola, STANDO A POCHI METRI da esso, dovrebbero verificare che l’Ostia venga deglutita (inserita in bocca e inghiottita. Potrebbe essere sufficiente che sia introdotta in bocca, vista la riluttanza e il rifiuto a compiere questo atto, quando chi stava per trafugare il Pane di vita è stato costretto a metterlo in bocca. Però chi ha intenti negativi inventa mille sotterfugi per porre in essere i propri propositi, pertanto sarebbe più opportuno che si verifichi l’avvenuta deglutizione).

Per inciso: NON E’ SUFFICIENTE CHE CONTROLLI SOLAMENTE UNA PERSONA DA UN LATO, se chi va a ricevere l’Eucarestia inghiotte l’Ostia. Si è notato che anche se c’è una persona che vigila vicino al presbitero, non è sicuro che la medesima riesca ad accertare bene cosa succede. D’altronde è capitato a tanti di noi di fermare più volte delle persone che a un altare (a un altare, quindi in uno spazio ristretto, figuriamoci negli spazi ampi) stavano trafugando un’Ostia consacrata, quindi organizzare un servizio vero e proprio in tal senso avrebbe una sua logica. La sovraesposta procedura è molto più semplice di come può apparire di primo acchito. Non bisogna però aggravare i parroci di lavoro, ragion per cui devono essere i laici cattolici a organizzare e regolamentare detto servizio. Perché ciò avvenga, è sufficiente che le Associazioni si uniscano in una Confederazione, la cui denominazione potrebbe essere Confederazione del Corpo di Cristo (il Corpo di Cristo è la Chiesa, paolinamente parlando. Ma è anche l’Ostia consacrata, pertanto vi sarebbe un doppio significato). A capo di questo Istituto vi dovrebbe essere un sacerdote nominato dal Santo Padre (come Vicario di colui che ha istituito l’Eucaristia, sarebbe moralmente giusto che fosse lui a nominarlo. Starebbe anche a indicare la sottomissione delle Associazioni al rappresentante di Cristo in terra).

Quanto ho proposto è un atto di amore a Gesù che non richiede alcun correttivo della legislazione vigente, bensì una integrazione (che non è apparentata con l’integralismo) della stessa, alla luce dei tratti fisionomici della società in cui viviamo. C’è chi consiglia di accentuare l’educazione al culto eucaristico, invece di pensare a tutelare il pane diventato Persona divina. Ovviamente una cosa non esclude l’altra. Però il fenomeno del trafugamento dell’Ostia consacrata e delle Sue profanazioni è talmente esteso, coinvolgendo anche categorie che volutamente rifiutano l’autorità di Cristo (non è realistico pensare di convertire i satanisti con della buona catechesi. Allora tanto vale fare come quelli che “si lavano le mani” di fronte a problemi per loro scomodi ma non insolvibili, affidando il problema alla Madonna. La Madonna si serve dei nostri corpi per l’edificazione del regno di Suo figlio. E ora il Corpo e il Sangue di suo figlio, offertoci per la nostra salvezza, è gravemente e grevemente oltraggiato, anche da chi forse non ha coscienza di quello che fa ovvero di quello che non fa: perché anche il non ossequio e non la non dovuta devozione sono un oltraggio. Di cui ognuno di noi dovrà rendere conto), che occorre intervenire con fatti decisi, fatti forti, fatti aggreganti. Si sa: viribus unitis.

Sorella Angela Musolesi

_________________
Fedele al Papa

Sant’Agostino: “Ti riesca sempre sgradito ciò che sei, se vuoi giungere a ciò che non sei ancora. Infatti là dove ti senti bene, ti fermi; e dici addirittura: basta così, e così sprofondi. Aggiungi continuamente, cammina sempre, procedi in avanti di continuo: non fermarti lungo il cammino, non voltarti, non deviare. Resta indietro chi non avanza(...)Devia dal cammino chi devia dalla fede. Meglio uno storpio sul cammino, che un corridore fuori strada.”
avatar
spe salvi
Admin

Numero di messaggi : 602
Data d'iscrizione : 09.04.08
Età : 43
Località : Ceive

Visualizza il profilo http://zaccheo.forumattivo.com

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum