Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

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Discorso del Santo Padre ai Giovani

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:01


Carissimi giovani,

voi siete la giovinezza di Genova! Vi abbraccio con il cuore di Cristo! Ringrazio i due rappresentanti che si sono fatti vostri "portavoce". E ingrazio tutti voi per la vostra presenza numerosa e calorosa, ricca di quell'entusiasmo che deve sempre caratterizzare la vostra anima non solo negli anni giovanili, pieni di aspettative e di sogni, ma sempre, anche quando gli anni della giovinezza saranno passati e sarete chiamati a vivere altre stagioni. Sì, vi dico, siate sempre giovani! Ma vi ricordo che la giovinezza - quella vera - non è questione di anni, di vigore fisico, di forma smagliante, di efficienza. Sembra che la giovinezza debba essere sinonimo di gioia, ma non è così.

Ci sono, purtroppo, dei giovani di anni, ma che sono vecchi dentro; che si trascinano, pur non mancando di beni terreni: di cultura, di lavoro soddisfacente, di rapporti e possibilità. Il Vangelo racconta di quel giovane che incontra Cristo e che non manca di nulla: salute, beni, possibilità. Ciò nonostante, quel ragazzo sentiva che gli mancava qualcosa, anzi intuiva di non avere la cosa più importante, quel "qualcosa" che veramente riempie l'anima. La sua era una domanda religiosa, che nasceva dal profondo e che parlava al profondo del cuore.

Essere giovani significa aver scoperto le cose che non passano col passare veloce degli anni. Se un giovane scopre i valori veri e grandi, allora non invecchia mai, anche se il corpo segue le sue leggi. Resta giovane sempre nel cuore e irradia giovinezza, cioè bontà. Sì, perché la bontà sfugge alla presa del tempo. Per questo possiamo dire che solamente chi è buono e generoso è veramente giovane. Vi auguro di essere giovani, non alla moda: le mode si bruciano in un baleno, in una rincorsa frenetica e stordita; la giovinezza invece – quella della bontà – resta per sempre. Anzi, sarà perfetta e splendente in Cielo con Dio.

E' bello essere giovani. Oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato - visibilmente passato. Perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra ci siano due elementi determinanti: la gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé. Tutto è futuro – tempo di speranza. E il futuro è pieno di promesse.

Oggi però, per molti, anche pieno di minacce, soprattutto la minaccia di un grande vuoto. Perciò molti vogliono arrestare il tempo per paura di un futuro nel vuoto; vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita – e così l'olio della lampada è consumato quando la vita comincerebbe. E' importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro – anche con rinunce. Chi ha scelto Dio ha ancora nella vecchiaia un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Scegliere bene – non distruggere il futuro. E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo. E nella luce di questa scelta, che ci offre nello stesso tempo una compagnia affidabile nel cammino, si trovano i criteri per le altre scelte necessarie.

Essere giovani, come ho detto, implica essere buoni e generosi. Ma di nuovo: la bontà vera è Gesù, quel Gesù che voi conoscete o che il vostro cuore cerca: Lui, Lui solo, è l'Amico che non tradisce. Fedele fino al dono della vita in Croce. Arrendetevi al suo amore! Come portate scritto sulle magliette preparate per questo incontro: "scioglietevi" davanti a Gesù, perché solo Lui può sciogliere le vostre ansie e i vostri timori e colmare le vostre attese. Egli ha dato la vita per voi. Potrebbe mai tradire la vostra fiducia? Potrebbe Egli condurvi per sentieri sbagliati? Le sue, sono le vie della vita, quelle che portano ai pascoli dell'ani­ ma, anche se salgono verso l'alto e sono ardite.

E' la vita spirituale che vi invito a coltivare, cari amici. Gesù ha detto: "Io sono la vie, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 5). Gesù non fa giri di parole, è chiaro e diretto. Tutti lo comprendono e prendono posizione. La vita dell'anima è incontro con Lui, Volto concreto di Dio; è preghiera silenziosa e perseverante, è vita sacramentale, è Vangelo meditato, è accompagnamento spirituale, è appartenenza cordiale alla Chiesa, alle vostre comunità ecclesiali.

Ma come si può amare ciò che non si conosce? La conoscenza spinge all'amore e l'amore stimola la conoscenza. E' così anche con Cristo. Ecco la necessità di approfondire il mistero di Gesù, la verità del suo pensiero che risuona nel Vangelo e nel Magistero della Chiesa. Senza una formazione sostanziosa come sarà possibile dare ragione della fede ai vostri coetanei a volte pieni di domande circa la vita, se stessi, la fede cristiana, la Chiesa? E come sarà possibile suscitare le domande là dove sembra esserci solo aridità e deserto, assuefazione ai miti appariscenti e alle menzogne diffuse, ai luoghi comuni del pensare? E come entrare nel cuore delle questioni decisive, oggi dibattute senza una fede pensata e una ragione allenata a cogliere la verità dei valori per presentarli con sereno rigore a chi non ha la luce della fede? Come essere missionari coraggiosi e gioiosi, ma anche attrezzati culturalmente per annunciare a tutti che Gesù è la ragione suprema della vostra vita, è la vostra giovinezza?

Al termine del nostro incontro avrò la gioia di consegnare il Vangelo ad alcuni di voi come segno di un mandato missionario. Andate, carissimi giovani, negli ambienti di vita, nelle vostre parrocchie, nei quartieri più difficili, nelle strade! Annunciate Cristo Signore, speranza del mondo. Quanto più l'uomo si allontana da Dio, la sua Sorgente, tanto più smarrisce se stesso, la convivenza umana diventa difficile, e la società si sfalda. State uniti tra voi, aiutatevi a vivere e a crescere nella fede e nella vita cristiana, per poter essere testimoni arditi del Signore. State uniti, ma non rinchiusi. Siate umili, ma non pavidi. Siate semplici, ma non ingenui. Siate pensosi, ma non complicati. Entrate in dialogo con tutti, ma siate voi stessi. Restate in comunione con i vostri Pastori: sono ministri del Vangelo, della Divina Eucaristia, del perdono di Dio. Sono per voi padri e amici, compagni della vostra strada. Voi avete bisogno di loro, e loro – noi tutti – abbiamo bisogno di voi.

Ciascuno di voi, cari giovani, se resta unito a Cristo e alla Chiesa può compiere grandi cose. E' questo l'augurio che vi lascio come una consegna. Do un arrivederci a Sydney a quanti tra voi si sono iscritti a partecipare all'Incon­ tro mondiale di luglio, e lo estendo a tutti, perché chiunque potrà seguire l'evento anche da qui. So che in quei giorni le Diocesi organizzeranno appositamente dei momenti comunitari, perché vi sia veramente una nuova Pentecoste sui giovani del mondo intero. Vi affido alla Vergine Maria, modello di disponibilità e di umile coraggio nell'accogliere la missione del Signore. Imparate da Lei a fare della vostra vita un "sì" a Dio! Così Gesù verrà ad abitare in voi, e lo porterete con gioia a tutti. Con la mia Benedizione!


Fedele al Papa


Ultima modifica di spe salvi il Ven 13 Giu 2008, 00:14, modificato 1 volta

spe salvi
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PRIMA DELL’ANGELUS

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:02



Cari fratelli e sorelle!

Nel cuore della mia visita pastorale a Genova, siamo giunti all’ora del consueto appuntamento domenicale dell’Angelus, e il mio pensiero ritorna naturalmente al Santuario di Nostra Signora della Guardia, dove questa mattina ho sostato in preghiera. Pellegrino a quell’oasi montana si recò molte volte il Papa Benedetto XV, vostro illustre concittadino, il quale fece collocare una riproduzione della cara effigie della Madonna della Guardia nei Giardini Vaticani. E come fece il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, nel suo primo pellegrinaggio apostolico a Genova, anch’io ho voluto iniziare la mia visita pastorale con l’omaggio alla celeste Madre di Dio, che dall’alto del monte Figogna veglia sulla Città e su tutti i suoi abitanti.

La tradizione narra che a Benedetto Pareto, inquieto perché non sapeva come rispondere all’invito di costruire una chiesa in quel luogo tanto remoto dalla città, la Madonna, nella sua prima apparizione, disse: "Confida in me! I mezzi non ti mancheranno. Con il mio aiuto tutto ti sarà facile. Mantieni solo ferma la tua volontà". "Confida in me!" Questo ci ripete oggi Maria. Un’antica preghiera, assai cara alla tradizione popolare, ci fa rivolgere a Lei queste fiduciose parole, che oggi facciamo nostre: "Ricordati, o Vergine Maria, che non si è mai udito che alcuno sia ricorso al tuo patrocinio, abbia implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione, e sia stato abbandonato". È con questa certezza che invochiamo la materna assistenza della Madonna della Guardia sulla vostra Comunità diocesana, sui suoi Pastori, le persone consacrate, i fedeli laici: i giovani, le famiglie, gli anziani. A Lei chiediamo di vegliare, in modo particolare, sugli ammalati e su tutti i sofferenti, e di rendere fruttuose le iniziative missionarie che sono in cantiere, per recare a tutti l’annuncio del Vangelo. A Maria affidiamo insieme l’intera Città, con la sua variegata popolazione, le sue attività culturali, sociali ed economiche; i problemi e le sfide di questi nostri tempi, e l’impegno di quanti cooperano per il bene comune.

Il mio sguardo si allarga ora a tutta la Liguria, costellata di chiese e santuari mariani, posti come una corona tra il mare e i monti. Insieme con voi, ringrazio Dio per la fede robusta e tenace delle generazioni passate che, nel corso dei secoli, hanno scritto pagine memorabili di santità e di umana civiltà. La Liguria, ed in particolare Genova, è da sempre una terra aperta sul Mediterraneo e sul mondo intero: quanti missionari sono partiti da questo porto per le Americhe e per altre terre lontane! Quanta gente da qui è emigrata per altri Paesi, povera forse di risorse materiali, ma ricca di fede e di valori umani e spirituali, che hanno poi trapiantato nei luoghi di approdo! Continui Maria, Stella del mare, a brillare su Genova; continui Maria, Stella della speranza, a guidare il cammino dei Genovesi, specialmente delle nuove generazioni, perché seguano, con il suo aiuto, la giusta rotta nel mare spesso tempestoso della vita.
Angelus Domini...
Fedele al Papa

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DOPO L’ANGELUS

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:03



Vorrei ora ricordare un importante evento che avrà inizio domani a Dublino: la Conferenza diplomatica sulle munizioni a grappolo, convocata allo scopo di produrre una Convenzione che interdica questi micidiali ordigni. Auspico che, grazie alla responsabilità di tutti i partecipanti, si possa giungere ad uno strumento internazionale forte e credibile: è necessario infatti rimediare agli errori del passato ed evitare che si ripetano in futuro. Accompagno con la mia preghiera le vittime delle munizioni a grappolo e le loro famiglie, nonché quanti prenderanno parte alla Conferenza, formulando i migliori auguri di successo.
Saluto di nuovo i giovani e tutti i presenti. Grazie! Buona domenica!
Fedele al Papa

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Saluto da Parte del Preside del Capitolo della Cattedrale Mons. Mario Grone

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:03



Beatissimo Padre,

con profonda gioia accogliamo Vostra Santità, come già abbiamo accolto il Suo Venerato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, in questa Chiesa Cattedrale che vanta il privilegio di essere stata dedicata a Dio dal Sommo Pontefice, Papa Gelasio II, nel 1118 e Le siamo grati per questo momento di incontro con il Capitolo Metropolitano.

I nostri Pastori ci hanno sempre insegnato, soprattutto con l'esempio, a guardare al Papa con rocchio della fede. Abbiamo così piena coscienza di incontrare nella Santità Vostra il Vicario di Cristo in terra e ne gioiamo: " Beati gli occhi che vedono quello che noi vediamo".

Voglia gradire l'espressione della nostra filiale obbedienza e l'assicurazione della piena condivisione delle Sue sollecitudini per la Chiesa e per il mondo.

Vostra Santità ha voluto confermarci nella verità che nella speranza siamo fatti salvi. Nulla di più e di meglio possiamo desiderare. Anche per questo Le siamo grati.

Ci benedica


Fedele al Papa

spe salvi
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Saluto da parte del Delegato Arcivescovile P. Domenico Rossi O.C.D.

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:04



Beatissimo Padre,

la Vita Consacrata che è in Genova La saluta.

Da subito vogliamo esprimerLe la nostra profonda gratitudine e riconoscenza per aver voluto dedicare a noi Consacrati un incontro specifico che unisce insieme l'intimità del cenacolo e la solennità del Tabor.
Oggi ci uniamo intorno alla Sua persona in rappresentanza delle migliaia di Consacrati che in questa Diocesi, nello scorrere del tempo, hanno speso le loro energie per il regno di Dio a beneficio di questa porzione di Chiesa.

La Diocesi di Genova ha avuto la grazia di essere stata, lungo il corso dei secoli, grembo e culla di nuove forme di vita religiosa; molti figli di questa terra benedetta, alcuni dei quali hanno già raggiunto la gloria degli altari, sono stati fondatori di Congregazioni religiose (maschili e femminili); qui si sono avviate forme nuove e inedite di vita Religiosa; dal nostro porto fino a tempi recentissimi, sono partiti missionari e missionarie per terre lontane e inesplorate.

Siamo convinti, Santità, che la vita religiosa per la Chiesa genovese, come d'altronde per la Chiesa tutta, sia un dono prezioso e un aiuto provvidenziale non tanto prima di tutto per il numero e la vivacità dei servizi che essa offre, quanto piuttosto per la testimonianza di cui è portatrice, di uomini e di donne cioè che scelgono di appartenere a Dio soltanto mettendo a disposizione della sua opera salvifica tutto il proprio essere, senza nulla tenere per sé. Ed è per questo che sentiamo di poter dire che in questo momento, qui con noi e con Lei, nessuno è più presente dei Contemplativi e delle Contemplative, vero polmone spirituale, fari di grazia per la nostra diocesi e la Liguria tutta. Ma al di là dell'incalcolabile valore della vita contemplativa, tutti gli altri carismi e stili di vita presenti in questa nostra città, continuano ad esprimere e a manifestare il primato di Dio e la passione per l'uomo, con coraggio e tenacia in un contesto sociale non sempre in sintonia con l'istanza evangelica e che a volte fa fatica a comprendere le nostre scelte e proposte, i nostri presupposti e orientamenti. Ciò non scalfisce la nostra vivace donazione che anzi nonostante le difficoltà oggettive, diviene sempre più appassionata e gioiosa.

Santità, noi Consacrati, raccolti in questa Chiesa Cattedrale, centro e fulcro della vita spirituale della nostra diocesi, ci uniamo alla Sua Persona per ringraziarLa della Sua Parola chiara e profonda, del Suo Magistero illuminato e coraggioso, della fiducia che infonde ad ognuno di noi; conti sempre sul nostro sostegno!
Tutta questa ricchezza di presenza l'abbiamo raccolta in questo volume che Le doniamo con amore e riconoscenza, perché le voci di ciascuna congregazione possano giungere al Suo cuore di Padre per ritornare a noi colme di grazia e di benedizione.

Fedele al Papa

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Cattedrale San Lorenzo - DISCORSO DEL SANTO PADRE

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:15



Signori Cardinali,
cari membri del Capitolo della Cattedrale,
cari religiosi e religiose,
in questa breve, ma intensa visita pastorale a Genova, non poteva mancare una sosta nella vostra insigne Cattedrale, dedicata a san Lorenzo, che custodisce le reliquie del Precursore di Gesù, san Giovanni Battista. E sono contento di incontrare i Canonici del venerato Capitolo Metropolitano e i religiosi e le religiose presenti ed operanti nell’Arcidiocesi.

Questo tempio, attorniato da tanti vicoli, sembra essere il punto di confluenza e di arrivo di ogni cammino: come se dall’ombra delle vie strette gli uomini volessero uscire alla luce della loro Cattedrale, volessero uscire nella luce di Dio che tutti accoglie, abbraccia, illumina e ristora. A ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Un saluto speciale rivolgo a Mons. Mario Grone, Preside del Capitolo della Cattedrale, e a Padre Domenico Rossi, Delegato Diocesano per la Vita Consacrata, che si sono fatti interpreti dei vostri devoti sentimenti.

Nei secoli passati, la Chiesa di Genova ha conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa. Ritornano qui alla mente i nomi di vari Santi e Beati: Antonio Maria Gianelli, Agostino Roscelli, Tommaso Reggio, Francesco Maria da Camporosso, Caterina Fieschi Adorno, Virginia Centurione Bracelli, Paola Frassinetti, Eugenia Ravasco, Maria Repetto, Benedetta Cambiagio Frassinello. Ma anche ora, nonostante le difficoltà che la società sta attraversando, è forte la passione evangelizzatrice nelle vostre comunità. In particolare, è cresciuto il comune desiderio di stringere rapporti di sempre più fraterna intesa per collaborare all’azione missionaria, promossa in tutta l’Arcidiocesi. Infatti, seguendo gli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana, volete porvi in stato di permanente missionarietà, come testimonianza della gioia del Vangelo e come invito esplicito rivolto a tutti a incontrare Gesù Cristo. Eccomi tra voi, cari amici, per incoraggiarvi a camminare in questa direzione.

In particolare, vorrei additarvi come esempio l’apostolo Paolo, del quale ci apprestiamo a celebrare uno speciale giubileo, in occasione del bimillenario della nascita. Convertitosi a Cristo sulla via di Damasco, si dedicò interamente alla causa del Vangelo. Per Cristo affrontò prove di ogni genere, e a Lui restò fedele sino al sacrificio della vita. Giunto ormai al termine del suo pellegrinaggio terreno, così scriveva al suo fedele discepolo Timoteo: "Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" (2 Tm 4,6-7). Che ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, possa dire la stessa cosa nel giorno conclusivo della sua vita.

Perché ciò avvenga, ed è quanto il Signore attende dai suoi amici, occorre che coltiviamo lo stesso spirito missionario che ha animato san Paolo con una costante formazione spirituale, ascetica e pastorale. E’ necessario soprattutto che diventiamo "specialisti" dell’ascolto di Dio, ed esempi credibili di una santità che si traduca in fedeltà al Vangelo senza cedimenti allo spirito del mondo.

Come ebbe a scrivere il Cardinale Giuseppe Siri, zelante Pastore di questa Arcidiocesi per vari decenni, e ora sepolto in questa vostra Cattedrale, "la vita religiosa si muove intorno a Dio e tutto dispone intorno a Dio e pertanto diventa una testimonianza di Dio e il richiamo di Dio" (Lettera a tutte le religiose oranti ed operanti nella Diocesi di Genova sul Congresso del "Culto del Signore", 15 agosto 1953).

Voi, cari membri del Capitolo dei Canonici della Cattedrale, curando le azioni liturgiche che qui si svolgono, ricordate che tutto in noi trae vigore dalla preghiera personale e liturgica. È ancora il Cardinale Siri a sottolineare che "la azione più veneranda e più santa, degna di ogni considerazione e riguardo, di ogni onore e distinzione che si compia in una Diocesi, è la celebrazione solenne della Ufficiatura Divina, ossia è quello che fate voi… L’intera Diocesi, ed in un certo senso la intera Chiesa, prega per le vostre labbra. Il debito della famiglia diocesana dei fedeli viene assolto nei confronti di Dio anzitutto con questa Vostra preghiera" (Verso il Congresso del "Culto del Signore". Lettera Pastorale ai Canonici, 24 Gennaio 1953).

Carissimi fratelli e sorelle, in particolare voi, persone consacrate, vi ringrazio per la vostra presenza. È una presenza antica e sempre nuova, nonostante la diminuzione dei numeri e delle forze. Ma abbiate fiducia: i tempi nostri non sono quelli di Dio e della sua Provvidenza. È necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore provvede.

Vi prego di non considerarvi mai come se foste al "tramonto" della vita: Cristo è l’alba perenne, la nostra luce. Vi prego di continuare nelle vostre opere, ma soprattutto nella vostra presenza: il venir meno delle vostre comunità impoverisce voi, ma anche Genova. I poveri, i malati, le famiglie, i bambini, le nostre Parrocchie, tutto è prezioso campo di servizio e di dono per costruire la Chiesa e servire gli uomini. Vi raccomando soprattutto l’educazione dei ragazzi e dei giovani: voi sapete che la sfida educativa è quella più urgente, perché senza un’autentica educazione dell’uomo non si va lontano. E voi tutti, pur in modi diversi, avete una storica esperienza educativa. Dobbiamo aiutare i genitori nel loro straordinario e difficile compito educativo; dobbiamo aiutare le Parrocchie e i gruppi; dobbiamo continuare anche con grandi sacrifici le scuole cattoliche, grande tesoro della comunità cristiana e vera risorsa per il Paese.

Cari Canonici e cari religiosi e religiose, la lunga tradizione spirituale di Genova conta ben sei Papi, dei quali ricordo soprattutto Benedetto XV di venerata memoria, il Papa della pace. Egli nella Humani generis redemptionem scriveva che "ciò che rende la parola umana capace di giovare alle anime è la grazia di Dio". Non dimentichiamolo mai: ciò che tutti ci accomuna è che siamo chiamati ad annunciare insieme la gioia di Cristo e la bellezza della Chiesa. Questa gioia e questa bellezza, che provengono dallo Spirito, sono dono e segno della presenza di Dio nelle nostre anime. Per essere testimoni e araldi del messaggio salvifico non possiamo contare solo sulle nostre umane energie. E’ la fedeltà di Dio a stimolare e a conformare la nostra fedeltà a Lui: per questo, lasciamoci guidare dallo Spirito della verità e dell’amore. E’ questo l’invito che rivolgo a ciascuno di voi, avvalorandolo con un ricordo speciale nella preghiera.

Vi affido tutti alla Madonna della Guardia, a san Lorenzo, a san Giovanni Battista e ai vostri Santi Protettori. Con questi sentimenti, di cuore vi benedico.



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Al termine dell’incontro, il Papa si sofferma in preghiera davanti alla tomba del Cardinale Giuseppe Siri.
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Saluto del card. Bagnasco

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:18



Beatissimo Padre!

Genova vuole bene al Papa! Vuole bene a Lei, Padre Santo, e Le è grata per l'onore che la Sua desiderata Visita rende alla nostra Chiesa, alla Città intera. Nella Sua amabile persona noi riconosciamo il Successore di Pietro. In Lei, Vicario di Cristo, vediamo il Pastore della Chiesa Universale, il suo principio e il suo visibile fondamento. Nei suoi passi di pellegrino nella terra ligure, sentiamo la sollecitudine di Gesù buon pastore che, come un tempo sulla via di Emmaus, si affianca ai due viandanti, ne ascolta l'anima, li conferma nella fede, ravviva la speranza, fa sentire il caldo palpito del Pane eucaristico, sprigiona – incontenibile – il bisogno di comunicare ai fratelli l'incontro con il Risorto perché si moltiplichi la gioia. Così, Padre Santo, è per noi oggi! Sentiamo che il Suo Magistero ci è necessario per essere confermati nella fede, per crescere nella comunione con la Chiesa, nostra Maestra e Madre.

Abbiamo bisogno della Sua parola che ci porta l'eco del divino Maestro, l'eco di duemila anni di storia cristiana, la voce dei santi e dei martiri che per la fedeltà a Cristo e alla Chiesa hanno versato il sangue: la voce dei martiri di ieri e di oggi. Abbiamo bisogno della Sua testimonianza che traduce l'esortazione dell'Apostolo Pietro "a rendere ragione" a tutti della nostra speranza, e a farlo sempre "con dolcezza e rispetto" (1 Pt 3, 15).

Ha davanti a Lei i venerati Vescovi delle Chiese liguri, quelli già emeriti, e anche coloro che, figli di questa terra, svolgono il loro ministero a servizio della Santa Sede. Sentiamo come "nostro" anche il Cardinale Tarcisio Bertone, Suo Segretario di Stato, che, in pochi anni, ha conosciuto e amato questa Diocesi e ne è amato.

Ho la gioia di presentarLe i miei carissimi Sacerdoti: è un Clero unito, che – con i tratti tipici dei genovesi – si vuole bene e si sostiene. Sono ammirato dal loro zelo sacerdotale che si traduce nella operosità fedele alle proprie comunità e ai propri compiti, nonostante a volte il peso degli anni e delle infermità, e il numero ridotto dei Confratelli. La gente – proprio per questo – vuole loro ancora più bene, e collabora in spirito di fede e di servizio. Anche le comunità cristiane più piccole sparse nell'entroterra – le Parrocchie dell'intera Diocesi sono 278 - sono profondamente affezionate alle loro chiese e le custodiscono con l'amore che si ha per la propria casa.


La fede di questa terra è antica - risale al IV secolo – e la sua storia è ricca di santi, di Sacerdoti, di ordini religiosi, di associazioni e di confraternite, di tradizioni che esprimono ed alimentano la fede. E' ricca di carità, di attenzione ai poveri e ai deboli, di apertura accogliente a chi – come noi un tempo in altri continenti – approda alla ricerca di una vita operosa e sicura. Il nostro popolo è generoso se individua bisogni veri e concreti: generoso anche quando – come in questi tempi – soffre delle difficoltà inerenti al lavoro, alla casa, al costo della vita. Ma la dignità non manca, e anche la fierezza necessaria per reagire attivando tutte necessarie sinergie tra le molte risorse che esistono.

E' una storia non sempre facile, ma sempre fedele alla Sede Apostolica. Anche quattro Papi sono figli di questa terra, e ci siamo sentiti onorati quando, eletto alla Cattedra di Pietro, Lei ha scelto il nome di Benedetto XVI.


Come la fede s'incarna nella vita, così la storia della Chiesa si intreccia con la storia della Città: è un rapporto da sempre rispettoso e fecondo per il bene di Genova. Basta un accenno a memorie recenti come l'opera di mediazione e di carità durante l'ultimo conflitto mondiale, l'attenzione puntuale del Card. Siri verso il mondo del lavoro, della casa, della povertà: attenzione continuata dai suoi Successori. Un'espressione peculiare di questo radicamento virtuoso è la presenza dei cappellani nelle fabbriche e nelle aziende. La presenza umile, rispettosa, disponibile e disinteressata tra i lavoratori premia con la stima e la fiducia: valori che non hanno prezzo!


Padre Santo, ora siamo qui attorno a Lei, con Lei attorno a Cristo Signore. Con la Sua presenza, Genova diventa per un momento il cuore pulsante della Chiesa Universale: per questo ci uniamo più strettamente alla Sua persona e preghiamo per la Chiesa tutta, specialmente là dove i fratelli nella fede soffrono. Preghiamo per l'umanità assetata di Verità e d'Amore, bisognosa di Speranza e di Pace; il loro nome è Gesù. Preghiamo per la vita umana, perché sia sempre accolta e difesa, promossa e amata. Per questo vogliamo che la Sua Visita sia ricordata con un duplice segno a favore della vita nascente o appena nata: il Centro Diocesano di aiuto alla vita, e una Casa di accoglienza tenuta dalle Suore di Don Orione. Preghiamo per il Suo altissimo ministero. Ma lei, Padre Santo, preghi per noi! Le difficoltà non mancano ma, confermati dalla Sua parola, torneremo nelle nostre comunità e, con il cuore rinfrancato come i discepoli ad Emmaus, potremo annunciare a tutti e ovunque che Cristo è la nostra speranza, quella che ogni uomo cerca anche senza saperlo. Preghi per Genova, Santità, Genova è con il Papa e Le vuole bene.

Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova
Fedele al Papa

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Omelia del Santo Padre a Genova

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:24



Cari fratelli e sorelle,
al termine di un'intensa giornata trascorsa in questa vostra Città, ci ritroviamo uniti attorno all'altare per celebrare l'Eucaristia, nella solennità della Santissima Trinità. Da questa centrale Piazza della Vittoria, che ci accoglie per la corale azione di lode e di ringraziamento a Dio con cui si chiude la mia visita pastorale, invio il più cordiale saluto all'intera comunità civile ed ecclesiale di Genova. Con affetto saluto, in primo luogo, l'Arcivescovo, il Cardinale Angelo Bagnasco, che ringrazio per la cortesia con cui mi ha accolto e per le toccanti parole che mi ha rivolto all'inizio della Santa Messa. Come non salutare poi il Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, già Pastore di questa antica e nobile Chiesa? A lui il mio grazie più sentito per la sua vicinanza spirituale e per la sua preziosa collaborazione. Saluto poi il Vescovo Ausiliare, Mons. Luigi Ernesto Palletti, i Vescovi della Liguria e gli altri Presuli. Rivolgo il mio deferente pensiero alle Autorità civili, alle quali sono grato per la loro accoglienza e per il fattivo sostegno che hanno prestato alla preparazione e allo svolgimento di questo mio pellegrinaggio apostolico.

In particolare saluto il Ministro Claudio Scaiola in rappresentanza del nuovo Governo, che proprio in questi giorni ha assunto le sue piene funzioni al servizio dell'amata Nazione italiana. Mi rivolgo poi con viva riconoscenza ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai diaconi, ai laici impegnati, ai seminaristi, ai giovani. A tutti voi, cari fratelli e sorelle, il mio saluto affettuoso. Estendo il mio pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti, in modo speciale agli ammalati, alle persone sole e a quanti si trovano in difficoltà. Affido al Signore la città di Genova e tutti i suoi abitanti in questa solenne Concelebrazione eucaristica, che, come ogni domenica, ci invita a partecipare in modo comunitario alla duplice mensa della Parola di Verità e del Pane di Vita eterna.


Abbiamo ascoltato, nella prima Lettura (Es 34,4b-6.8-9), un testo biblico che ci presenta la rivelazione del nome di Dio. E' Dio stesso, l'Eterno e l'Invisibile, che lo proclama, passando davanti a Mosè nella nube, sul monte Sinai. E il suo nome è: "Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà". San Giovanni, nel nuovo Testamento, riassume questa espressione in una sola parola: "Amore" (cfr 1 Gv 4,8.16). Lo attesta anche il Vangelo odierno: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (Gv 3,16). Questo nome esprime dunque chiaramente che il Dio della Bibbia non è una sorta di monade chiusa in se stessa e soddisfatta della propria autosufficienza, ma è vita che vuole comunicarsi, è apertura, relazione. Parole come "misericordioso", "pietoso", "ricco di grazia" ci parlano tutte di una relazione, in particolare di un Essere vitale che si offre, che vuole colmare ogni lacuna, ogni mancanza, che vuole donare e perdonare, che desidera stabilire un legame stabile e duraturo. La Sacra Scrittura non conosce altro Dio che il Dio dell'Alleanza, il quale ha creato il mondo per effondere il suo amore su tutte le creature (cfr Messale Romano, Pregh. Euc. IV) e che si è scelto un popolo per stringere con esso un patto nuziale, farlo diventare una benedizione per tutte le nazioni e così formare dell'intera umanità una grande famiglia (cfr Gn 12,1-3; Es 19,3-6).

Questa rivelazione di Dio si è pienamente delineata nel Nuovo Testamento, grazie alla parola di Cristo. Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, uno nell'essenza e trino nelle persone: Dio è Amore, Amore Padre - Amore Figlio - Amore Spirito Santo. Ed è proprio nel nome di questo Dio che l'apostolo Paolo saluta la comunità di Corinto: "La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio [Padre] e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi" (2 Cor 13,13). E' un saluto che è diventato, come sapete, una formula liturgica.

C'è dunque, in queste Letture, un contenuto principale che riguarda Dio, e in effetti la festa di oggi ci invita a contemplare Lui, il Signore, ci invita a salire in un certo senso "sul monte" come fece Mosè. Questo sembra a prima vista portarci lontano dal mondo e dai suoi problemi, ma in realtà si scopre che proprio conoscendo Dio più da vicino si ricevono anche indicazioni pratiche preziose per la vita: un po' come accadde a Mosè, che salendo sul Sinai e rimanendo alla presenza di Dio ricevette la legge incisa sulle tavole di pietra, da cui il popolo trasse la guida per andare avanti, per non ritornare schiavo ma crescere nella libertà. Dal nome di Dio dipende la nostra storia; dalla luce del suo volto il nostro cammino.

Da questa realtà di Dio, che Egli stesso ci ha fatto conoscere rivelandoci il suo "nome", deriva una certa immagine di uomo, cioè l'esatto concetto di persona. Com'è noto, tale concetto si è formato nella nostra cultura d'Occidente durante l'acceso dibattito sviluppatosi proprio intorno alla verità di Dio e in particolare di Gesù Cristo. Se Dio è unità dialogica, sostanza in relazione, la creatura umana, fatta a sua immagine e somiglianza, rispecchia tale costituzione: essa pertanto è chiamata a realizzarsi nel dialogo, nel colloquio, nell'incontro. In particolare, Gesù ci ha rivelato che l'uomo è essenzialmente "figlio", creatura che vive nella relazione con Dio Padre. L'uomo non si realizza in un'autonomia assoluta, illudendosi di essere Dio, ma, al contrario, riconoscendosi quale figlio, creatura aperta, protesa verso Dio e verso i fratelli, nei cui volti ritrova l'immagine del Padre comune. Si vede bene che questa concezione di Dio e dell'uomo sta alla base di un corrispondente modello di comunità umana, e quindi di società. E' un modello che sta prima di ogni regolamentazione normativa, giuridica, istituzionale, ma direi anche prima delle specificazioni culturali. Un modello di famiglia umana trasversale a tutte le civiltà, che noi cristiani siamo soliti esprimere fin da bambini affermando che gli uomini sono tutti figli di Dio e quindi tutti fratelli. Si tratta di una verità che sta fin dal principio dietro di noi e al tempo stesso ci sta sempre davanti, come un progetto a cui sempre tendere in ogni costruzione sociale. E' una concezione che si fonda sull'idea di Dio Trinità, dell'uomo come persona – non mero individuo – e della società quale comunità – non mera collettività.

Ricchissimo è il Magistero della Chiesa che si è sviluppato a partire proprio da questa visione di Dio e dell'uomo. Basta percorrere i capitoli più importanti della Dottrina Sociale della Chiesa, a cui hanno dato apporti sostanziali i miei venerati Predecessori, in particolare negli ultimi centovent'anni, facendosi autorevoli interpreti e guide del movimento sociale di ispirazione cristiana. La Costituzione conciliare Gaudium et spes e le Encicliche di Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II tracciano un disegno completo e articolato, capace di motivare e orientare l'impegno di promozione umana e di servizio sociale e politico dei cattolici. Anche la mia prima Enciclica Deus caritas est si rifà a questo orizzonte: essa infatti ripropone l'esercizio della carità concreta, da parte della Chiesa, a partire dalla fede in Dio Amore, incarnato in Gesù Cristo. Mi è spontaneo qui richiamare il Convegno ecclesiale nazionale di Verona, al quale ho partecipato proponendo un'ampia riflessione, pienamente recepita nella successiva Nota pastorale dell'Episcopato "Rigenerati per una speranza viva": testimoni del grande "sì" di Dio all'uomo (29.VI.2007). Mi piace sottolineare come due scelte di fondo, indicate dai Vescovi all'inizio di tale documento (n. 4), si accordino con quanto la Parola di Dio ci ha appena suggerito. Anzitutto, la scelta del "primato di Dio": tutta la vita e l'opera della Chiesa dipendono dal mettere al primo posto Dio, ma non un Dio generico, bensì il Signore con il suo nome e il suo volto, il Dio dell'Alleanza che ha fatto uscire il popolo dalla schiavitù d'Egitto, ha risuscitato Cristo dai morti e vuole condurre l'umanità alla libertà nella pace e nella giustizia. L'altra scelta è quella di porre al centro la persona e l'unità della sua esistenza, nei diversi ambiti in cui si dispiega: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità sua propria, la tradizione, la cittadinanza.

Il Dio uno e trino e la persona in relazione: questi sono i due riferimenti che la Chiesa ha il compito di offrire ad ogni generazione umana, quale servizio alla costruzione di una società libera e solidale. La Chiesa lo fa certamente con la sua dottrina, ma soprattutto mediante la testimonianza, che non per nulla è la terza scelta fondamentale dell'Episcopato italiano: testimonianza personale e comunitaria, in cui convergono vita spirituale, missione pastorale e dimensione culturale.

In una società tesa tra globalizzazione e individualismo, la Chiesa è chiamata ad offrire la testimonianza della koinonìa, della comunione. Questa realtà non viene "dal basso" ma è un mistero che ha, per così dire, le "radici in cielo": proprio in Dio uno e trino. E' Lui, in se stesso, l'eterno dialogo d'amore che in Gesù Cristo si è comunicato a noi, è entrato nel tessuto dell'umanità e della storia per condurle alla pienezza. Ed ecco allora la grande sintesi del Concilio Vaticano II: la Chiesa, mistero di comunione, "è in Cristo come un sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (Cost. Lumen gentium, 1). Anche qui, in questa grande Città, come pure nel suo territorio, con la varietà dei rispettivi problemi umani e sociali, la Comunità ecclesiale, oggi come ieri, è prima di tutto il segno, povero ma vero, di Dio Amore, il cui nome è impresso nell'essere profondo di ogni persona e in ogni esperienza di autentica socialità e solidarietà.

Dopo queste riflessioni, cari fratelli, vi lascio alcune esortazioni particolari. Abbiate cura della formazione spirituale e catechistica, una formazione "sostanziosa", più che mai necessaria per vivere bene la vocazione cristiana nel mondo di oggi. Lo dico agli adulti e ai giovani: coltivate una fede pensata, capace di dialogare in profondità con tutti, con i fratelli non cattolici, con i non cristiani e i non credenti. Portate avanti la vostra generosa condivisione con i poveri e i deboli, secondo l'originaria prassi della Chiesa, attingendo sempre ispirazione e forza dall'Eucaristia, sorgente perenne della carità. Incoraggio con affetto speciale i seminaristi e i giovani impegnati in un cammino vocazionale: non abbiate timore, anzi, sentite l'attrattiva delle scelte definitive, di un itinerario formativo serio ed esigente. Solo la misura alta del discepolato affascina e dà gioia. Esorto tutti a crescere nella dimensione missionaria, che è co-essenziale alla comunione. La Trinità infatti è al tempo stesso unità e missione: quanto più intenso è l'amore, tanto più forte è la spinta ad effondersi, a dilatarsi, a comunicarsi. Chiesa di Genova, sii unita e missionaria, per annunciare a tutti la gioia della fede e la bellezza di essere Famiglia di Dio. Il mio pensiero si allarga alla Città intera, a tutti i Genovesi e a quanti vivono e lavorano in questo territorio. Cari amici, guardate al futuro con fiducia e cercate di costruirlo insieme, evitando faziosità e particolarismi, anteponendo ai pur legittimi interessi particolari il bene comune.

Vorrei concludere con un augurio che riprendo dalla stupenda preghiera di Mosè, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura: il Signore cammini sempre in mezzo a voi e faccia di voi la sua eredità (cfr Es 34,9). Ve lo ottenga l'intercessione di Maria Santissima, che i Genovesi, in patria e nel mondo intero, invocano quale Madonna della Guardia. Con il suo aiuto e con quello dei Santi Patroni di questa vostra amata Città e Regione, la vostra fede e le vostre opere siano sempre a lode e gloria della Santissima Trinità. Seguendo l'esempio dei Santi di questa terra siate una comunità missionaria: in ascolto di Dio e al servizio degli uomini! Amen.

Fedele al Papa


Ultima modifica di spe salvi il Mer 21 Mag 2008, 17:11, modificato 1 volta

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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 00:30

Spero di aver esaudito il desiderio di Pancrazio, ma anche di tanti altri. Mi raccomando, la prossima volta tocca a voi inserirli!! Intanto metto 1 altra foto del nostro caro Sindaco e della sua bella famigliola.
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PREGHIERA A NOSTRA SIGNORA DELLA GUARDIA

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 15:25



Benedetto XVI dopo aver donato la Rosa d'Oro a Nostra Signora della Guardia, ha pronunciato la seguente Preghiera



Vergine Maria, che dall’alto del Tuo Santuario vegli su questo popolo a Te devoto,
benedetta sei Tu fra le donne benedetto il frutto del Tuo seno Gesù.
Dio ti ha scelta come Madre del figlio Suo incarnato,
per il coraggio del Tuo animo Ti ha chiamata ad essere partecipe della Croce sulla quale il Tuo Figlio moriva.
Così, per espresso volere di Lui, Tu sei divenuta Madre nostra.
Sii sempre Benedetta, o Madre di Dio e degli uomini.


A Te volgiamo il nostro sguardo, a te ricorriamo con fiducia incrollabile,
a Te confidiamo le gioie e le pene nostre, della famiglia, della società e della Chiesa.
Tu guarda, accogli, e illumina e consiglia ciascuno.
Insegnaci ad ascoltare il Tuo Figlio Gesù e a fare quello che Egli nel Suo Vangelo ci dice.
Per testimoniarLo con la coerenza della vita, restando liberi dalle suggestioni del mondo
e aperti sempre alle interiori emozioni dello Spirito.


A Te, Santa Vergine della Guardia, all'inizio del nuovo millenio, la città di Genova rinnova il suo affidamento.
Rendi sicuro il nostro cammino e salda la speranza, capace di comprensione e di perdono.
Aiutaci ad essere veri discepoli di Cristo, ad amare la Chiesa, ad essere messaggeri lieti del Vangelo,
sapendo che la Fede è sorgente di civiltà e di bene per tutti.

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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da spe salvi il Mar 20 Mag 2008, 17:27

C'è la possibilità di avere la copia dell'Osservatore Romano che parla della visita del Santo Padre in Liguria. Sapete mica chi può essere interessato? In allegato c'è anche la foto formato A4 di Sua Santità.
Tutto rigorosamente gratis, se non volete dare un'offerta.
Vorrei sottolineare che farebbe bene a ciascuno di noi leggere un po' di stampa cattolica, e l'Osservatore Romano negli ultimi tempi è migliorato molto.
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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da medita il Mer 21 Mag 2008, 08:56

spe salvi ha scritto:C'è la possibilità di avere la copia dell'Osservatore Romano che parla della visita del Santo Padre in Liguria. Sapete mica chi può essere interessato?


Se ne hai una copia me la porti stasera?
Grazie. Medita.

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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da spe salvi il Dom 08 Giu 2008, 19:06

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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da spe salvi il Dom 08 Giu 2008, 19:08

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Re: Benedetto XVI visiterà Savona e Genova il 17 e 18 maggio

Messaggio Da spe salvi il Dom 08 Giu 2008, 19:10

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