Mons. Guido Marini: un anno da Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

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Mons. Guido Marini: un anno da Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

Messaggio Da spe salvi il Mer 01 Ott 2008, 02:59

Da un anno mons. Guido Marini è il cerimoniere del Papa. Benedetto XVI lo ha nominato il 1° ottobre 2007, sostituendolo a un altro Marini, monsignor Piero Marini che per 20 anni ha servito Giovanni Paolo II e lo stesso Papa Ratzinger, ora presidente del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali. Nato 43 anni fa a Genova, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, ha frequentato il Seminario arcivescovile di Genova, dove ha ottenuto il Baccellierato in Teologia. Ordinato sacerdote il 4 febbraio 1989, ha poi conseguito a Roma il dottorato "In utroque Iure" presso la Pontifica Università Lateranense e, nel 2007, la laurea breve in Psicologia della Comunicazione presso la Pontificia Università Salesiana. Dal 1988 al 2003 è stato segretario particolare degli arcivescovi di Genova: il cardinale Giovanni Canestri (fino al 1995), il cardinale Dionigi Tettamanzi (fino al 2002) ed il cardinale Tarcisio Bertone. Dei cardinali Tettamanzi, Bertone e Bagnasco, è stato Maestro delle Celebrazioni liturgiche, avendo cura particolare nella redazione dei libretti liturgici e costituendo il "Collegium Laurentianum", associazione di volontari per il servizio d'ordine e d'accoglienza della Cattedrale. Dal 2003 al 2005 è stato direttore dell'Ufficio Diocesano per l'Educazione, la Scuola, con specifica competenza sull'Insegnamento della Religione Cattolica. Dal 1996 al 2001 è stato membro eletto del Consiglio presbiterale diocesano. Nominato cancelliere arcivescovile nel 2005, mons. Marini è divenuto membro di diritto del medesimo Consiglio presbiterale e, con il compito di segretario, membro del Consiglio episcopale. Dal 1992 insegna Diritto Canonico presso la Sezione di Genova della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose, dove tiene anche il corso di Teologia dei Ministeri. Nel 2002 è stato nominato canonico della Cattedrale di San Lorenzo, della quale dal 2003 è prefetto. Dal 2004 svolge anche l'ufficio di direttore spirituale del Seminario arcivescovile di Genova. Ha pubblicato diversi volumi di spiritualità ed articoli su riviste. Ha svolto il proprio ministero soprattutto nell'ambito della predicazione, della direzione spirituale, dell'accompagnamento di gruppi giovanili e come assistente spirituale di alcune comunità religiose femminili.

La nomina. «La primissima reazione è stata di grande sorpresa e di grande timore. Poi, ho vissuto con una certa trepidazione la vigilia dell’inizio del mio servizio e, insieme, ho sentito molto il distacco dalla mia diocesi e dalla mia città, da mia sorella e dalla sua famiglia, dalle tante persone amiche, dagli ambienti nei quali ho esercitato in modo particolare il mio sacerdozio: la Curia, il Seminario, la Cattedrale. Al contempo, però, sono rimasto molto onorato di essere stato chiamato dal Santo Padre a svolgere il servizio di Maestro delle Celebrazioni Liturgiche. La possibilità che mi è stata data di stare accanto al Santo Padre l’ho sentita da subito come una vera grazia per il mio sacerdozio. Ciò che ho percepito all’inizio del mio nuovo mandato ha trovato puntuale conferma tutte le volte che ho avuto la grazia di incontrare il Santo Padre. Questi incontri sono stati e sono sempre per me motivo di grande gioia e di grande emozione. Mai avrei pensato, io attento lettore ed estimatore del cardinal Ratzinger, di avere un giorno la grazia di essergli vicino come lo sono adesso. E poi, ogni volta, insieme alla venerazione profonda che suscita in me la figura del Papa, vivo l’esperienza del Suo tratto umano sereno, gentile, fine e delicato che mi riempie il cuore di gioia e che mi invita a spendermi con ogni energia per collaborare con generosità, umiltà e fedeltà per l’attuazione del Suo Magistero in ambito liturgico, per quanto attiene alle mie competenze» (Intervista a Gianni Rodari per Il Riformista, 23 marzo 2008).

I cambiamenti. «Non so se si possa parlare di cambiamenti. Posso solo dire qualche mia impressione di sacerdote che da alcuni mesi vive da vicino le celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre e ha il compito di prepararle. Una prima nota è quella della continuità. La continuità è un dato di fondo della vita della Chiesa per la quale non ci sono salti o rotture, ma sviluppo con il radicamento nella propria storia, nella tradizione e nella ricchezza del passato. Le celebrazioni liturgiche presiedute dal Santo Padre sottolineano, anche attraverso l’uso dei segni propri della liturgia, tale continuità. Una seconda nota riguarda il clima delle celebrazioni liturgiche, un clima di raccoglimento e di preghiera che aiuta ad entrare in rapporto con il mistero del Signore e, dunque, a vivere l’autentica partecipazione. Questa è tale nella misura in cui l’incontro con il mistero di Dio porta al cambiamento della vita nella logica del comandamento nuovo dell’amore» (Intervista a Wlodzimierz Redzioch, 1° giugno 2008).

La centralità della Croce. «La posizione della Croce al centro dell'altare indica la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l'orientamento esatto che tutta l'assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore. Dal Signore viene la salvezza, Lui è l'Oriente, il Sole che sorge a cui tutti dobbiamo rivolgere lo sguardo, da cui tutti dobbiamo accogliere il dono della grazia. La questione dell’orientamento liturgico nella celebrazione eucaristica, e il modo anche pratico in cui questo prende forma, ha grande importanza, perché con esso viene veicolato un fondamentale dato insieme teologico e antropologico, ecclesiologico e inerente la spiritualità personale» (Intervista ad Andrea Tornielli per Il Giornale, 11 maggio 2008).

Il trono papale. «Il cosiddetto trono, usato in particolari circostanze, vuole semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo» (Intervista a Gianluca Biccini per L’Osservatore Romano, 26 giugno 2008).

Le mitre e i paramenti preziosi dei predecessori. «I paramenti adottati, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L’ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la Liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell'ambito liturgico un Papa usa anche paramenti e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Vorrei però far notare che il Papa non usa sempre paramenti antichi. Ne indossa spesso di moderni. L’importante non è tanto l’antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica» (Intervista ad Andrea Tornielli per Il Giornale, 11 maggio 2008).

Il pastorale. «Il pastorale dorato a forma di croce greca - appartenuto al beato Pio IX e usato per la prima volta da Benedetto XVI nella celebrazione della Domenica delle Palme di quest'anno - è ormai utilizzato costantemente dal Pontefice, che ha così ritenuto di sostituire quello argenteo sormontato dal crocifisso, introdotto da Paolo VI e utilizzato anche da Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e da lui stesso. Tale scelta non significa semplicemente un ritorno all'antico, ma testimonia uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia. Questo pastorale, denominato "ferula", risponde infatti in modo più fedele alla forma del pastorale papale tipico della tradizione romana, che è sempre stato a forma di croce e senza crocifisso, perlomeno da quando il pastorale è entrato nell'uso dei Romani Pontefici. Non bisogna poi dimenticare un elemento di praticità: la ferula di Pio IX risulta più leggera e maneggevole del pastorale introdotto da Paolo VI» (Intervista a Gianluca Biccini per L’Osservatore Romano, 26 giugno 2008).

La comunione in ginocchio. «Non bisogna dimenticare che la distribuzione della comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale, concesso dalla Santa Sede a quelle conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta. La modalità adottata da Benedetto XVI tende a sottolineare la vigenza della norma valida per tutta la Chiesa. In aggiunta si potrebbe forse vedere anche una preferenza per l'uso di tale modalità di distribuzione che, senza nulla togliere all'altra, meglio mette in luce la verità della presenza reale nell'Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero. Aspetti che, nel nostro tempo, pastoralmente parlando, è urgente sottolineare e recuperare» (Intervista a Gianluca Biccini per L’Osservatore Romano, 26 giugno 2008).

Il pallio. «L'uso del nuovo pallio intende venire incontro a due esigenze: anzitutto quella di sottolineare maggiormente il continuo sviluppo che nell'arco di oltre dodici secoli questa veste liturgica ha continuato ad avere; in secondo luogo quella di carattere pratico, in quanto il pallio usato da Benedetto XVI dall'inizio del pontificato ha comportato diversi e fastidiosi problemi da questo punto di vista. La differenza rimane anche nel pallio attuale. Quello che sarà indossato da Benedetto XVI a partire dalla solennità dei santi Pietro e Paolo riprende la forma del pallio usato fino a Giovanni Paolo ii, sebbene con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle croci. La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata» (Intervista a Gianluca Biccini per L’Osservatore Romano, 26 giugno
2008).

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Sant’Agostino: “Ti riesca sempre sgradito ciò che sei, se vuoi giungere a ciò che non sei ancora. Infatti là dove ti senti bene, ti fermi; e dici addirittura: basta così, e così sprofondi. Aggiungi continuamente, cammina sempre, procedi in avanti di continuo: non fermarti lungo il cammino, non voltarti, non deviare. Resta indietro chi non avanza(...)Devia dal cammino chi devia dalla fede. Meglio uno storpio sul cammino, che un corridore fuori strada.”
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